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Poesie di Danilo Sarra

Studente, nato a Atri (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Danilo Sarra

Sei Tu

Sull'imberbe biancore delle tue gambe
scivola la mia passione repressa
e disegnami lo sguardo funesto
come quello di un ladro legato
davanti al florido bottino.

Sei tu la mia lavandaia
che con mani vellutate
lava la mia malinconia.
Sei tu la mia Regina
che con fare prepotente
il mio cuore comanda.
Sei tu il mio ruscello
la cui fresca acqua
la mia aridità disseta.
Sei tu il mio traghetto
che mi guida ineluttabile
nel burbero mare dell'amore.

È il tuo angelico abbraccio
la tanto cercata mia felicità
che mai toccherò né vivrò.
Danilo Sarra
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    Scritta da: Danilo Sarra

    Lo stolto

    Vorrei raccontarvi la storia dello stolto
    che, in poco tempo, divenne il miglior atleta del mondo.

    Nacque tra le rassicuranti stanze di un ospedale
    a stretto contatto con il vivo affetto della dolce madre
    ma venne battezzato dal fuoco di un duro incidente stradale
    che gli tolse la presenza e l'amore dell'amabile genitore
    e la preziosa possibilità di muoversi e camminare.
    Ma l'incidente non spazzò via la sua voglia di vita.
    dura a morire e scomparire,
    che cresceva di pari passo col dolore interiore.
    Lunghe terapie e faticose battaglie lo guidavano
    finché il sudore del suo dolore alimentò i suoi arti
    che riprendevano a muoversi come spinti da un motore
    e lo conducevano verso la gloria, la fama e il denaro:
    le sue gambe erano le più rapide dell'intero mondo
    e sfrecciavano incontenibili sulla calda rossa pista.
    Ma il sorriso della gente e la triste carta verde
    occultavano il suo dolore e il ricordo del genitore:
    e quando l'affetto genitoriale fu definitivo dimenticato,
    le sue gambe smisero di strabiliare e tornarono morte
    e il grande atleta divenne di nuovo lo stolto che era.
    Danilo Sarra
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      Scritta da: Danilo Sarra

      Spesso la vita è morte e la morte è vita

      Spesso la vita è morte:
      Quando il turgido fervore dell'istinto
      cede al pacato passo della razionalità;
      Quando il vitale esercizio del fisico
      muore sotto il turpe torpore dell'immobilità.

      Spesso la morte è vita:
      dopo che la trista e ultima falce
      spezza la stanchezza tipicamente umana:
      mantenere gli occhi sempre aperti
      per guardare la tristezza di un mondo ormai a pezzi.
      Danilo Sarra
      Composta martedì 1 gennaio 1918
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        Scritta da: Danilo Sarra

        La mia condizione

        Non voglio condividere la mia sacra esistenza
        con i vostri lindi visi imberbi e sorridenti;
        ne tanto meno con i vestiti artisticamente abbinati.

        Vorrei essere una Cinciallegra
        che, contenta, amabilmente canta
        al di sopra della vostra miseria.

        Non sapete di essere incatenati
        alle lercie leggi della moda;
        allo spasmodico obbligo di apparire;
        alla becera esigenza di essere esteticamente
        superbi.

        Non potete assaporare il dolce gusto
        della vasta varietà della Natura
        legittima madre lucente e severa
        che non avete mai conosciuto e apprezzato.

        Purtroppo, nonostante l'apparenza
        sono come voi;
        la civiltà dei grattacieli
        e del tubo catodico è anche la mia.

        Ma io, a differenza vostra, conosco
        la salvifica e splendente via d'uscita.
        Ho tra le mani il mistico antidoto
        che mi garantirà la salvezza.
        Danilo Sarra
        Composta martedì 1 gennaio 1918
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          Scritta da: Danilo Sarra

          I Contadini (angeli senza ali)

          La zappa azzanna la zolla;
          Le fauci, che misconoscono stanchezza o pigrizia,
          consumano con veemenza
          il pane inzaccherato di terra e sudore.

          Le loro esistenze soavemente colorate
          dal sacro, necessario sacrificio;

          Dal volto quadrato e accalorato
          germoglia una mistica Genuinità.

          Assente nella loro pura mente
          il timore di mostrarsi sporchi.
          Il giudizio altrui conta niente,
          come la vita dei bambini pè gli orchi.

          La terra sulle sudice vesti
          è il loro grande orgoglio.

          E io, perfettamente pulito
          e all'aspetto smaniosamente attento,
          non ho il potere di pensarli,
          ritrarli
          o decantarli.

          Loro, gli amabili contadini,
          sono creature mistiche
          che immortalmente vivono nel passato,
          scavalcano il presente infettato
          dal vile ignobile denaro
          e insanguato dall'egoismo,
          per attenderci nel brillante futuro.
          Danilo Sarra
          Composta martedì 1 gennaio 1918
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            Scritta da: Danilo Sarra

            La mia felicità è anche la vostra

            Voglio evadere dalle sordide mura scolastiche.
            Uscire dalla mente della
            crudele gente
            che nasconde sotto il legno dei banchi
            la propria inciviltà.

            Vorrei resettare la mia esistenza e
            sparire dai pensieri altrui.

            Diventare un aconosciuto asceta
            padrone di niente
            ma schiavo della Natura,
            l'incorruttibile patria della felicità umana.

            Perché l'Uomo
            in fondo
            è abitante della Natura sorprendente e varia
            e non può starsene
            imprigionato tra mediocri mura monotone.

            La felicità non può dimorare
            in luoghi inzaccherati
            di odio e intolleranza.

            La felicità,
            ne sono sicuro,
            risiede tra gli amorevoli arti della Natura.

            La felicità è
            l'ululato del lupo
            la neve in giugno
            il sorriso della lontra
            la cara carezza del vento salubre.
            Danilo Sarra
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