Don Vito Corleone: " Trovasti il paradiso tuo in America. Commercio avviato, vita sicura, polizia che ti protegge, e giustizia nei tribunali. A che ti serviva un amico come me? Ma ora, vieni da me e mi dici: "Don Corleone dammi giustizia"; però non lo fai con lo domandi con rispetto, tu non offri amicizia. Non ti sogni nemmeno di chiamarmi Padrino, invece ti presenti a casa mia il giorno che si marita mia figlia e mi vieni a chiedere un omicidio a pagamento."
Bonasera: "Io vi chiedo giustizia..."
Don Vito Corleone: "Questa non è giustizia, tua figlia è ancora viva."
Bonasera: "Anche loro hanno à soffrire chiddu che lei soffre. Decide u prezzo e io pago."
Don Vito Corleone: "Ma che feci, Bonasera. Che ti feci mai per meritare questa mancanza di rispetto. Se venivi da me in amicizia i bastardi che hanno sfigurato tua figlia avrebbero la punizione oggi stesso. E se per questo un onest'uomo come te si trovasse dei nemici, quelli diventerebbero nemici miei, e avrebbero paura di te."
Bonasera: "Mi volete come amico?... Padrino?"
[Bonasera bacia la mano di Don Vito]
Don Vito Corleone: "Bravo, un giorno... e non arrivi mai quel giorno, ti chiedero di cambiarmi il servizio. Ma fino a quel momento, consideralo un dono in occasione delle nozze di mia figlia."
Joe: "Ma Allison ti ama?" Quince annuisce Joe: "Come lo sai?" Quince: "Perché conosce la cosa peggiore di me, e le sta bene..." Joe: "Qual è? " Quince: "No, non è una cosa sola. È un'idea Joe, è solo... Ehm... Come... conoscere i segreti dell'altro, i più profondi, nascosti, segreti" Joe: "Quelli più profondi e nascosti?!" Quince: "Sì. E poi si è liberi!" Joe: "Liberi?!" Quince: "Si è liberi, liberi di... amarsi l'un l'altro completamente, totalmente, solo... senza paura. Non c'è niente che uno non sappia dell'altro, e va... va bene." Joe: "Ah..."
Tutti credono che io sia cresciuto in una fattoria, e forse in un certo senso è vero, ma avevo già vissuto mille vite in quelle sei settimane, nel'inverno del 1931.
Sono trascorsi 84 anni, e ancora sento l'odore della vernicie fresca, i servizi di porcellana non erano mai stati usati, nessuno aveva mai dormito tra quelle lenzuola. Il Titanic era chiamato la nave dei sogni, e lo era, lo era davvero.
Avevo davanti agli occhi tutta la mia vita come se l'avessi già vissuta: un'inifinita processione di feste, balli di società, yacht paritite di polo... sempre la stessa gente gretta lo stesso stupido cicaleccio. Mi sentivo sempre sull'orlo di un precipizio, e non c'era nessuno a trattenermi, nessuno a cui lo cosa importasse o che se ne rendesse almeno conto.