Scritto da: Ilaria Sansò
in Diario (Sfogatoio)
"Ci saranno tante cose a cui dovrai abituarti", mi dicono.
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"Ci saranno tante cose a cui dovrai abituarti", mi dicono.
Non sopportare più. Poi sopportare, in qualche modo, di nuovo. Sempre così. L'esasperazione, lo sfinimento proprio.
E adesso tra le mani solo la voglia di farcela.
C'è gente intorno a noi con l'unica disponibilità a donare la loro ipocrisia.
Cosa posso dire alla vita: ancora una volta sfidi la mia pazienza, mi hai fatto soffrire tante volte ma io non mi arrendo, lotterò fino in fondo vediamo chi ne esce vincitore.
Dopo tante fregature diffido delle belle parole che dicono le persone.
È inutile dire "di te non ho bisogno" quando questa vita con il tempo mette tutti in ginocchio.
L'invidia e l'invidioso.
Forse nasce perché se non esistesse l'invidia non esisterebbe la competizione. Essa si individualizza come desiderio univocità. Di avere ciò che gli altri godono, oppure che gli altri restano privi di quello che fruiscono.
L'efficacia, quindi, sul raffronto della propria condizione con quella delle persone invidiate, e non sul valore tipico dell'oggetto posseduto da questo singolo. Si può valutare l'invidia come una colpa, ovvero l'opposto alla superiorità, mentre la superiorità consiste in un'eccessiva analisi di sé.
L'invidia si qualifica da una bassa autostima e da una opinione esagerata delle difficoltà.
E dire che il soggetto invidioso è in possesso delle buone qualità che possono anche essere individuate, ma non le considera abbastanza sufficienti e alla fine si ritiene un incapace.
L'invidia può avere radici molto intime nella personalità di una persona.
Può avere origine causata da una mancanza di affetto in passato, da troppo grinta o da dei desideri che sono stati delusi dalla vita. Essendo le cause così evidenti, sarà davvero difficile per un soggetto arrivare a risolvere il proprio problema.
Alla base di questa invidia c'è, in generale, la disistima e la mancanza di capacità di vedere le cose degli altri a prescindere da sé stessi.
In questo senso, si può dire che l'invidioso è generalmente una persona frustrato, ossessivamente, ovvero un falsificatore, senza scrupoli e talvolta anche un bugiardo. E assume molte volte comportamenti ben riconoscibili, non solo verso ciò che possiede, ma anche verso presunte doti culturali, oppure uno evidente fascino, perché ai suoi occhi questo è colpevole perché mette in evidenza ciò che l'invidioso non possiede, e si sente sminuito da questo.
Come a dire: se sto male le colpa è sua, e si sentirà sempre più debole e ridicolo, frustrato, al contrario di chi è contento di se stesso, è per questo non prova di questi sentimenti, ma è felice dei successi altrui.
Per concludere: l'invidia è un sentimento negativo, e non ci sono cure, dipende dal carattere della persona, ma in più dal suo vissuto, sono tuttavia esseri umani.
Ma come giustificazione si può dire che chi non ha mai avuto niente nella vita sicuramente un po' di invidia per qualcuno che sta...
meglio c'e'l'ha per sempre.
Si narra che il treno lo si prende solo una volta, io l'ho preso svariate volte... Adesso scendo, sono stanco di starmene seduto. Farò da spettatore fin quando non smetterò di sognare...
Quando il mondo abbasserà lo sguardo, ed il popolo si inchinerà al suo cospetto... io, sarò la paura in persona...! il coraggio.