L'offesa arriva tutti i giorni da coloro che predicano bene e razzolano male, che corrompono i testi ai processi e poi vanno a baciare la mano al Pontefice, che rubano e non vogliono farsi giudicare, che vanno a messa la domenica e ai bordelli il lunedì, che danno Gesù Cristo sull'altare e si prendono i bambini in sacrestia.
La vanità è il laccio fittizio che ci tene attaccati a un'esteriorità immaginaria: basta un piccolo sforzo per romperlo, ed ecco siamo liberi! Liberi ma soli, soli, nella tremenda solitudine in cui nasciamo, viviamo e moriremo.
Si commettono errori, si creano rimpianti, tutto quello che rimane sono ripercussioni che a volte rendono laboriosissimo anche un semplice gesto come alzarsi dal letto.
Non ci sono mai folle ad ascoltare un somaro che raglia da un pulpito, né mai viene acquistata la decima edizione del libro di uno stupido. Talvolta accade il contrario, così che lo stupido e il saggio, l'uomo buono e quello cattivo, sono a turno più o meno fortunati, e l'onestà è il "miglior modo di comportarsi", o tutto il contrario, a seconda dei casi.
Nelle città in cui siamo di passaggio non ci preoccupiamo della stima degli altri. Ma se ci dobbiamo abitare per un po' di tempo allora ci preoccupiamo. Quanto tempo? Un tempo proporzionato alla nostra vana e fragile esistenza.