Solo ch'il valore di ciò che si cerca lo si scopre a posteriori, non per scienz'infusa prima del suo stesso rinvenimento. Anzi, l'esperienza più diffusa è proprio la discrepanza tra le aspettativ'e il risultato, tra il valor'atteso e quell'ottenuto.
Anche se la citazione così formulata non ha riscontro in alcun'opera di Voltaire, tuttavia secondo alcuni autori la frase sarebbe stata estrapolata dal "Trattato della tolleranza" (1763) e rappresenterebbe realmente una citazione dello scrittore francese. In tale "Trattato" infatti si trovano alcune frasi simili. Inoltre esiste anche un'altra frase di Voltaire piuttosto simile che potrebbe aver ispirato l'aforisma: «Non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato...» (da "Questioni sull'Enciclopedia").
Penso che si possa tracciare un discrimine tra "fallito" e "perdente": il secondo è colui che rinuncia in partenza, mai contagiato dal desiderio di provarci, fare un tentativo, intraprendere la ricerca, cercare di riuscire nell'impresa. Si dà per sconfitto a priori.
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Targa commemorativa:
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