"Cambio Tutto!" dovrebb'essere il titolo della biografia del regista, che da un decennio ha trasformato il suo cinema engagé in una monotona e maldestra campagna neofemminista: argomento meritorio però affrontato con tono da commedia italiana démodé e televisivo nella soundtrack (la Colorado Film strikes again), inoltre orribile nel proporre come percorso salvifico un olismo winnicottiano. Proprio un secolo fa veniva pubblicato "Jenseits des Lustprinzip": sarebbe meglio ripartire da lì e provare a metterlo in discussione.
Se hai un budget irrisorio e vuoi (ri)fare "Incontri ravvicinati", esordisci con un film come "The Blair Witch Project", aggiungi monologhi da atto unico teatral'e piani sequenza fissi o dinamici, spend'i pochi soldi per un sol'effetto speciale conclusivo. Lasciate perdere i confronti con Spielberg, Kelly o Nolan, grazie.
Il paragone fra la lotta per la sopravvivenza dei reduci della campagna napoleonica in Russia e il coniuge abbandonato è insufficiente a dare nuova linfa a quest'evergreen aggrinzito.
Estenuante sfid'all'alienazione più grave per disturbo post-traumatico fra sopravvissuti sovietici alla 2a GM, filmata con un fastidioso straniamento brechtiano ch'ambisce al rigore formale d'un Paradjanov o Sokurov mentre si ferma nei paraggi dell'esperimento d'ipnotismo in "Cuore di vetro" (Herzog, 1976). La spiegazione giunge dopo quasi due or'ed è raccontata e non mostrata.
Da che pulpito:
https://www.facebook.com/RossellaFidanza70/videos/rocco-casalino-portavoce-di-giuseppe-conte-si-pavoneggia-di-poter-controllare-li/203843527539678/
"I turbamenti del giovane Bangla": a metà strada fra Bollywood e Torpignattara con influenze Zerocalcare, così minimal da sabotare le intuizioni da delicata rom-com e i profondi spunti dramedy.
"Honey Boy" alla lettera. Com'il biopic di Robert Downey Jr. "Guida per riconoscere i tuoi santi" (Dito Montiel, 2006) o quello (falso) di Joaquin Phoenix "I'm Still Here" (Casey Affleck, 2010), più l'ambient'artistico de "La famiglia Fang" (Jason Bateman, 2015): un'infanzia disfunzionale che, perso l'effetto catartico per overdose, sfiora retorica e autoindulgenza con una vanità narcisisticamente sospesa tra esibizionismo e voyeurismo.
Commistione mal riuscita fra diversi generi, il nucleo è di nuovo al centro dell'attualità, però l'esordiente Matsoukas è più interessata al proprio stile e la sceneggiatrice Waithe a perdersi in futili digressioni. Né provocatorio né potent'e comunque farcito di frasi fatte.
https://www.facebook.com/RossellaFidanza70/videos/rocco-casalino-portavoce-di-giuseppe-conte-si-pavoneggia-di-poter-controllare-li/203843527539678/