Mauro Lanari

Nella pagina del Film Unbreakable. Il predestinato di Manoj Night Shyamalan
Narrando le vicende/vicissitudini di due protagonisti legati da un destino di reciprocità, "Unbreakable" descrive con esemplare chiarezza l'idea d'un disastroso equilibrio cosmico fra guadagni e perdite. David Dunn ed Elijah Price sono, loro malgrado, l'opposto e il completamento l'uno dell'altro secondo una superiore e vessatoria legge universale di compensazione. Entrambi scoprono di trovarsi ai poli antitetici lungo il medesimo asse, perciò se a Willis è concesso il potere della (quasi) invulnerabilità e della chiaroveggenza, che lo consacra a una sorte da paladino della Giustizia, viceversa Jackson presenta una patologia che ne rende la massa scheletrica estremamente fragile, mentre la sua volontà è oltremodo salda e solida nel perseguire l'obiettivo prefissato a scapito di centinaia di vittime. Tuttavia il dono infuso a Dunn è soltanto apparente, poiché egl'incarna un "supereroe" incapace di gestire la propria vita e dall'interiorità forse più precaria delle ossa de "L'Uomo di Vetro": un semidio che per giunta nulla può retroattivamente contro le stragi perpetrate dall'amico/rivale, riuscend'a malapena nel limitare i danni delle sciagure senza però potervi porre un vero rimedio. Nonostante la coppia white & black arrivi a giudicare se stessa e ogn'altra cosa dalla corretta prospettiva, quella di cui sarebbero capaci i bambini (cfr. le inquadrature capovolte), il chiarificatorio raffronto conclusivo sembrerebbe tra loser accomunati da un'identica tar'ancestrale: così diversi nei rispettivi ruoli, così simili nell'impotenza di fronte a un Destino tutt'altro che proverbialmente cieco. A ben vedere, infatti, il convergere fra la gravosa missione intrapresa da Dunn e la ragione dei barbari eccidi commessi per un lucido scopo da Price lascia il campo aperto all'ipotesi che valori positivi e negativi quantomeno si bilancino nella patta d'una somma zero, come farebbe altresì intendere la netta posizione della moglie Audrey contr'i giochi senz'esclusione di colpi. Film dai contenuti di notevole portata, benché in parte offuscati dalla solita faziosa visuale registica sui putèi. Prendendo atto che per una volta Shyamalan non ha divagato in riflessioni buoniste o da bignami di psicologia, è comunque oro che cola.

In collaborazione con Davide Schiavoni
8 anni e 11 mesi fa
Nella pagina del Film Regression di
L'orrido peplum d'"Agora" (2009) narrava d'orbit'ellittiche in cui uno dei due fuochi è occupato da un corpo celeste mentre l'altro fuoco resta vuoto, occupato da un corpo solo virtuale. Il film seguiva questa falsariga sbilanciandos'in un'invettiva fondamentalista contro l'oscurantismo religioso e a favore dello scientismo laicista. Amenábar sembr'aver dedicato un quinquenni'abbondante per studiare l'epistemologia dell'ultimo secolo così da riproporsi più aggiornat'e agguerrito che mai con un'eccellent'e imprevista sorpresa: la sua nuov'idea d'ellisse propon'i due fuochi di religione e scienza, mythos e logos, alla pari e per di più ambedue insufficienti. Fors'unicamente dalla loro combinazione può sorger'un tertium diverso e persino risolutivo. "Regression" ha deluso chiunque: 15% su Rotten Tomatoes (media voto 4.2/10), 32% su Metacritic, 1.5/5 su AllMovie, 5.7/10 su IMDb, flop d'incassi. Magari ci s'attendev'il solit'horror soprannaturale della scuola spagnola (Balagueró), oppure quell'approfondimento fra massoneria, messe nere, sètt'e riti satanici sfiorato dall'ultimo Kubrick ("EWS", 1999) e che la duplice stagione di "True Detective" pareva promettere mentr'invece l'ha evitato quanto la peste bubbonica. Il film d'Amenabár mette le cart'in chiaro sin dal titolo: lo spazio per fideistiche credenze sull'incarnazione del Male è concesso da una scienz'immatura ch'usa strument'infondati, in questo caso basati s'un'inconscia suggestione di massa aka isterica psicosi collettiva. È dura colpire due piccioni con un'unica fava, e il demolire all'unisono "fides et ratio", quando son'entrambi privi del dubbio metodic'o sistematico, può irritare tanti sia fra il pubblico che fra i recensori. "Cinema sulla difficoltà del mantenere un pensier'autonomo in un mondo che, mediaticament'e socialmente, impone le proprie idee omologat'e standardizzate per aderirvi volenti e non": l'Atom Egoyan di "Devil's Knot" (2013) aveva già tentato qualcosa di molto simil'e con risultati paragonabili. Su IMDb la bella rece d'un utente paragona "Regression" a un contraltare di "Spotlight" (2015): stess'incedere cogitabondo, analogo twist final'e denuncia dell'altra faccia della medaglia, la "cacci'alle streghe" o addirittura al Demonio personificato. Il persistere d'un elemento di squilibrio potrebb'essere indiduato nel ruolo della figura femminile: prim'idolatrata l'Ipazia della Weisz, adesso colpevolizzata la Watson. Con tutt'il rispetto per Calderón de la Barca, il regista d'origine cilena continu'a dirsi e a dirci: "Apri gli occhi" (1997).
Mauro Lanari e Orietta Anibaldi
8 anni e 11 mesi fa
Nella pagina del Film Perchè proprio lui? di John Hamburg
"Ti presento i miei" versione 2.0: dop'il dittico stilleriano di Jay Roach nel 2000 e 2004, proprio Ben Stiller ha prodotto, assieme all'inseparabile sodale di James Franco Jonah Hill, quest'intruglio di volgarità sull'argomento "fidanzato della figlia incontra candidato suocero", storia rivoluzionaria ch'esordì nel '67 con "Indovina chi viene a cena?" e una nuova genìa d'attori quali Spencer Tracy, Katharine Hepburn e Sidney Poitier. L'unico element'originale è l'ambientazione alla Silicon Valley addirittura col cameo d'Elon Musk e spot alla sua "Tesla". Per chi vuol dare una seria sbirciatina al futuro prossimo venturo, senza proprio nulla da ridere.
8 anni e 11 mesi fa
Nella pagina del Film Il GGG - Il Grande Gigante Gentile di Steven Spielberg
"Spielberg sembra preoccupato più che altro di rispettar'i dialoghi originali (coi giochi linguistici del "gobblefunk") e il lavoro dei tecnici, a scapito del ritmo e della qualità dell'invenzioni. Stavolta capita perfino d'annoiarsi. C'è più mestiere che meraviglia. O per dirla in un altro modo, c'è più il produttore ch'il regista. Anche se poi ci si ritrova alla corte della regina d'Inghilterra e la storia e il film prendono finalmente quota con una sostanziosa iniezione d'ironia." Yep. Ormai l'amicizia tra due orfani ognun'a modo suo non è la poetica di Spielberg ma il suo tormentone, il 1° sussult'emotivo giunge coll'espediente del "leap of faith", peraltro già usato dallo stesso Spielberg nel penultim'episodio della tetralogia d'"Indiana Jones" (1989), il brio arriva con la location spostat'a Buckingham Palace se non fosse ch'il cineasta ha il flop garantito quando si cimenta con la commedia. Non so come mai il GGG/BFG assomigli più a un LaBeouf canuto ch'a Ryalance.
5 anni e 8 mesi fa
Nella pagina del Film Cell di Tod Williams
"L'aspra critica di Stephen King alla smartphone generation passa da un horror giusto in premessa, ben più modesto nell'esecuzione". Bene così, poiché l'uso dell'horror, oltr'ad essere una metafora logora sin dai tempi di Corman, qui è una furbata util'a controbilanciare la critica generazionale adescandon'i "gusti" (?). "Il peggior adattamento cinematografico d'un romanzo di King", ed è cosceneggiato proprio da lui: autogol spassosissimo se non fosse ch'è un giudizio che non condivido. "Cell" è decente appunto nella misura in cui l’obbrobriosa balordaggine dell’elemento horror è talmente flebile da non intaccare la nitida denuncia della deriva sociale. Tanto peggio per i nostalgici di Romero e per gl'amanti dei film "de paura".
9 anni e 2 mesi fa
Nella pagina del Film Il diritto di uccidere di Gavin Hood
Qualcuno crede sul serio che si facciano tanti scrupoli per il problema dei "war side effects"? Le vittime di guerra fra i civili sono già state mess'in conto, almeno qui sul pianeta Terra, da sempr'e in ogni battaglia. Fors'un giorno su Marte.
9 anni e 2 mesi fa
Nella pagina del Film xXx - Il ritorno di Xander Cage di D.J. Caruso
"Su questa falsariga vien'in mente un action uscito da poco, quel 'Mechanic: Resurrection' che di per sé potrebbe serenamente rientrare nella categoria dei sequel di cui non c’era bisogno, ma ch'eppure, nella sua voluta idiozia, tiene botta e sa intrattenere." Ho ricevuto l'impression'opposta: Statham è di nuovo caduto nella tentazione d'accettar'un ruolo serioso, mentre Diesel è a tal punto sopra le righe da presentarsi com'un'autoparodia divertita e divertente dei suoi personaggi tamarri, esagerati, cafoni, spacconi & fracassoni. Non un bel b-movie alla "Pitch Black", l'unico della sua filmografia non a caso antecedente i Toretto e i Cage, ma 107 minuti ostinatamente trash con uno "humour riuscito e non scontato, impreziosito d'alcuni momenti già (s)cult." "xXx 3" è una collezione di "fig.aggini" che non lasciano perplessi per quanto sono assurd'e irreali. "Qui Vin Diesel non si degna nemmeno di spor.carsi le mani, preferendo stender'un commando di militari russi a colpi di ruote d'una moto da cross, mentr'un suo compagno di squadra si serv'addirittura d'una barca per far fuori un nemico." "È un cinema che non si prende sul serio, ironico, autoreferenzial'e volutament'incredibile, con l’entertainment globalizzato in primo piano." Semmai l'elemento ch'inceppa lo svago da popcorn è proprio la "xXx filosofia": campioni di sport estremi che diventan'invincibili contro la più potente delle macchine da guerra. Prendetevi un documentario di Travis Rice e fat'il paragone: le acrobazie sono strabilianti ma vere, non scopiazzamenti coreografati di stunt che seguon'una sceneggiatur'action da superoi di rimpiazzo degl"'Avengers" e con Samuel L. Jackson nella medesima parte. Diesel, coproduttore del progetto, replica introducend'un nuovo tipo di sport chiamato "MXMA", definito com'"arti marziali con motocross".
9 anni fa
Nella pagina del Film L'estate addosso di Gabriele Muccino
Disapprovo tant'il cherubico Jovanotti quanto l'etern'adolescente Muccino senior, però il primo è ingenuo e genuino, mentr'il secondo è ingenuo e artificioso. Il problema risiede nel fatto che "L'estate addosso" non è la peggior muccinata. Vaghi e inattesi echi del Bertolucci più recente ("The Dreamers", 2003; "Io e te", 2012), focalizzato sull'amore tortuos'e tormentato sin dall'adolescenza ma evocato con rimpianto dall'adulto in emorragia di vitalità. Lezione tradizionale del cinema francese: i giovani Léaud del 3° millennio?
9 anni e 1 mese fa
Nella pagina del Film The Great Wall di Yimou Zhang
Un kolossal storico ma fantasy. Incassi ne fa, significa ch'esist'un target pure per 'sta roba. Non saprei cos'altr'aggiungere poiché scorre via così bene che l'ho già dimenticato.
9 anni fa
Nella pagina del Film La La Land di Damien Chazelle
Non regge il confronto né con l'impossibile "Major Chords" fra De Niro e la Minnelli dello scorsesiano "New York, New York" (1977), né con la drammaticità del musical di Bob Fosse "All That Jazz" (1979), sfrutta la struttura stagionale del Kim Ki-duk del 2003 ("Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera"), mentr'il conclusiv'effetto "Sliding Doors" (1998) non è tra due mondi alternativi bensì paralleli (l'ontologico della realtà vera e lo gnoseologico del sogno fantasticato); inoltr'i lavori della coppia di protagonisti son'un'allegoria metacinematografica tanto car'all'Academy: lui musicista=l'audio, lei attrice=il video. Un "film on demand" per la notte degl'Oscar e così è stato.
3 anni e 1 mese fa