Mauro Lanari

Nella pagina del Film Snowden di Oliver Stone
Quanto ripreso da "Citizenfour" durant'il giugno 2013 nella stanza del Mira Hotel a Hong Hong fu solo la verità relativ'a quella data e secondo quegli specifici 4 soggetti (Snowden, Poitras, Greenwald e MacAskill). Il nuovo film di Stone ha scarsissimi meriti, fra cui il dilungars'in un profluvio d'aneddoti che reinquadrano l'"affaire" in uno scenario a dir poco diverso. Il protagonista n'esce completamente ridefinito anche contro le stesse volontà del regista, intento a sfornare il suo consueto e consunto logorroico pamphlet propagandistico ostile al proprio Paese. Snowden viene soprannominato "Snow White" d'amici e coetanei colleghi di lavoro: nel "paradiso dei nerd" si scopre né eroico patriota né esecrabile spia, bensì un ingenuo per nulla innocente, un superficiale abilissimo smanettone, un "idiot savant" con dell'eccezionali abilità iperspecialistiche controbilanciate da una paritetica colossal'incapacità di capire cosa significhi l'aver accettato d'arruolarsi per entrare nelle forze speciali statunitensi e poi l'aver assunto degl'incarichi di profilo sempre più elevato nella CIA e nell'NSA. Non è lì per caso e non è per caso che scopre le magagne dell'agenzie di spionaggio e controspionaggio USA: n'è coinvolt'in prima persona, il micidiale programma "Epic Shelter"/"Heartbeat" è opera sua, però decide d'illudersi sul suo utilizzo precipitando dalle nuvole quando ne scopr'il vero scopo. Allora il problema diventa sapere quanto 'sta genìa di matricole avvezz'al mondo virtuale sia ancor'in grado di distinguerlo dal mondo reale. E Snowden manc'appartiene alla generazione dei nativi digitali, è ancora un semplice "millenial". Come se ciò già non bastasse a ridimensionarne la figura della presunt'anima bella ("schöne Seele") incolpevolment'ingannata, Stone ci mostra suo malgrado ch'oggi la priorità consiste non nella sbandierat'opposizione fra security e privacy, lott'al terrorismo e difesa dei diritti civili, ma nel "cyberwarfare", una guerra cibernetica condotta tramite tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazione capaci di collassare qualsiasi sistema sociale, politico, economico, energetico ormai basantesi sulla digitalizzazione dei dati gestionali e decisionali. L'unica prevenzione possibile è la "partita patta da guerra fredda" fra le superpotenze, in primis Cina, Russia e appunto Stati Uniti. Soltanto manifestand'il deterrente d'un'identica capacità d'attacco & difesa può proseguire una vita in regime di "pace armata", e ciò mi pare più il male minore ch'un gesto criminale. Ulteriori considerazioni prettamente filmiche: selvaggio "miscasting" dove coesistono Wilkinson e uno straniante "Spock", Nicolas Cage denaftalinizzato e la coppia Joseph Gordon-Levitt + Shailene Woodley. Gordon-Levitt è troppo preso dallo sfoggio delle proprie qualità recitative per sembrare uno Snowden credibile, e il raffronto finale fra lui scaltro disinvolto e l'originale impacciato occhialuto è impietoso. La Woodley ha l'urgenza di scrollarsi di dosso l'aura adolescenziale d'eroina romantica e angelicata impostagli dal ruolo di Beatrice "Tris" Prior e, nel cercare d’essere un sex symbol arrapato e arrapante (cf. la Katrina "Kat" Connor di "White Bird in a Blizzard", 2014), si fa riprendere sempr’in tiro anche quando dorme, così che pure per lei è impietoso il raffronto finale con la sobria naturalezza di Lindsay Mills. "Snowden" è prolisso e didascalico a scapito dell’emotività: lo si segue per voglia d’informazioni, non certo per il tasso d’appassionante coinvolgimento.
9 anni e 3 mesi fa
Nella pagina del Film Fallen di Scott Hicks
Non c'è nulla di male in sé nei racconti di formazione femminile YA. Il male sta nell'approccio da res'incondizionata alla teologia negativa, all'etica della finitudine, alla "Flatlandia" postmoderna e al suo abnorme tasso di superficialità. Jane Austen ed Emily Brontë dietro a Bella Swan, Katniss, 'Tris' Prior, Lucinda "Luce" Price, col distopico spacciato per utopico e la deformazione per formazione. Lo sdoganamento del "chick flick" coll'aggravante della serialità, un "Twilight biblico". La saga in 5 film "The Prophecy" (1995-2005) sembrav'una scemenza al di sotto del b-movie, m'al confronto va iper-rivalutato non fosse che per la presenza nei primi due capitoli d'uno come Walken. Idem per il pomposo Handke sceneggiatore del wendersiano "Il cielo sopra Berlino" (1987). "Coraggio, il meglio è passato" (Flaiano).
9 anni fa
Nella pagina del Film L'ora legale di Ficarra e Picone (Zelig)
Non appartengon'alla generazione dei Gaber o dei Paolo Rossi, del '68 o del '77, dei nati usando cabaret e comicità com'arma impropria, strumento di lotta di class'e denuncia sociopolitica. Sono della mia generazione, la successiva cresciut'a Dandini, "Cuore" di Serra, "Zelig off", Gialappa's, dal respiro più ampio e profondo, meno local e più global. Erano quelli dei "casi umani" studiati e ri(rap)presentati con superlativa bravura. Poi, a uno a uno, hanno fatto dietrofront downgradandosi e nella loro retroguardia son diventati sussiegosamente impegnati, sono sces'in campo, si son schierati nell'agone della (in)civiltà nazionale, dai Guzzanti agl'Albanese e adesso pure loro, Ficarra & Picone. Non si ride, non ci si diverte, non si scherza, non c'è ironia, satira o sarcasmo, son scivolati per direttissima nella cup'amarezza, nel disperato disfattismo, nella drammaticità irrimediabile. Lo slancio ideale è crollato sotto le macerie della triste realtà. Nessun guizzo residuo: campane a lutto, rigor mortis, cinica cattiveria, per loro la commedia sagace e salace è un lusso ch'il nostro Paese non ha più il diritto di permettersi. Mi defilo.
9 anni e 1 mese fa
Nella pagina del Film In Dubious Battle - Il coraggio degli ultimi di James Franco
Un film che lascia indifferenti: spreco d'attori talentuosi, Franco glaciale come regista, interprete e ruolo, ma prima di tutto un discorso politico steril'e miope, ancor più nell'odierna globalizzazione.
6 anni e 9 mesi fa
Nella pagina del Film The Teacher di Jan Hrebejk
Wow: il ritorno della dark lady, quanto di più politicamente scorretto nel tempo del #metoo. La risposta oltre cortina a "Rivelazioni" di Crichton & Levinson. Forse una denuncia così netta sull'abuso di potere da parte femminile (con la connivenza dei famigerati genitori benestanti) mancav'al cinema da quel 1994.
6 anni e 8 mesi fa
Nella pagina del Film Fuga da Reuma Park di Morgan Bertacca
“Fanta-autobiopic” (Alò). Film coraggiosissimo per gli standard italioti: esce com’un cinepanettone qualsiasi e invece è un Hellzapoppin’ fra il Bergman de “Il settimo sigillo” e il Fellini di “Amarcord”. Imperdibile.
6 anni e 4 mesi fa
Nella pagina del Film Nome di donna di Marco Tullio Giordana
Dalle stragi di mafia e dalla strategia della tensione al #metoo. Fors'il peggior Giordana.
7 anni e 8 mesi fa
Nella pagina del Film Un posto tranquillo di John Krasinski
Nel febbraio 2014 e nel giugno 2016 i coniugi Krasinski diventano genitori d'Hazel e Violet: John cade nel panico e si chiede tardivamente s'egli poss'essere un padre abbastanza buono lottando giusto per mantener'in vita le figlie in un mondo da incubo. La risposta è positiva, tant'è che nel 2018 questa coppia modello di genitorialità gir'un survival horror post-apocalittico che dovrebbe metaforizzare quanto sopra. Tra rimandi a Romero, Shyamalan e Carpenter, "A Quiet Place" impon'un messaggio piuttosto pro-life e una sovrumana sospensione dell'incredulità, l'elemento più fantascientifico del film (insonorizzazione con materiale fonoassorbente: concetto sconosciuto agl'esseri umani del 21° secolo, e molt'altre scemenze).
4 anni e 7 mesi fa
Nella pagina del Film Silence di Martin Scorsese
Kurosawa diresse sia in b/n ch'a colori e tematizzò sia la marginalità quotidiana che l'epicità shakespeariana. Nel suo terz'ultimo film, "Sogni" del 1990, la parte di Van Gogh venn'interpretata da Scorsese. "Silence" è un insistito tributo a entrambi quest'aspetti del cineasta nipponico, con l'aggiunta sul versante contenutistico dell'ossessioni da ex-seminarista che hanno dilaniato l'esistenza del 74enne collega italoamericano, ossessioni espresse fin dal suo 2° lungometraggio "Boxcar Bertha" del '72 (cf. la crocifissione di Carradine: https://3.bp.blogspot.com/-SqKsT_TMa_Y/WJceCI450II/AAAAAAAAA2I/kzms8-5Xmnwv6oOaVoG3q7Lym2q7-TxmACLcB/s1600/CARRADINE.jpg). Stavolta Scorsese ha scelto come protagonista Andrew Garfield facendolo passare dal supereroismo di Spider-Man all'imitatio dell'uomo-Dio per affermare che l'abiura/apostasia è sol'apparente, poiché nell'intimo è rimasto, lui e il suo alter-ego onscreen, cristiano: il giudizio divino si fonderebbe non sugl'atti esteriori ma sulla fede(ltà) interiore, non sul corp'e il comportamento ma sullo spirito. Inoltr'affront'in un unico filotto 3 problemi religiosi nettamente distinti e separati: il "silenzio di Dio" nella "teologia della croce" dell'"evangelizzazione missionaria". Un caos (="Ran"?), mentre nel frattempo l'Occidente s'è secolarizzato e dal Vaticano II in poi lo stesso cattolicesimo s'è sempre più apert'al dialogo interreligioso e coi non credenti, la parte atea dell'umanità. Perciò il film risulta datato a prescindere dai quasi 30 ann'impiegati per la sua realizzazione. Dreyeriano nel kierkegaardizzante paradosso teologico ("Ordet - La Parola") e nell'efferatezza del martirio ("La passione di Giovanna d'Arco"), Conrad e Coppola hann'attinto dal medesimo bacino ma con molto men'impeto didascalico se non catechetico. Ed è la pochezza concettuale del film a renderlo incapace d'emozionare. Talment'anacronistico ch'oggi l'oltranzismo/fanatismo/integralismo religioso di "Silence" è riscontrabile solo nell'ISIS (o in Mel Gibson). Almeno spero.
9 anni fa
Nella pagina del Film Billy Lynn: Un giorno da eroe di Ang Lee
Non condivido "l'immersione nella computer grafica digitale in un cinema ch'è meravigliosa finzion'esposta. Come se l’unico modo per raccontare una presa di coscienza, la maturazion'e la comprensione di sé, passasse per rompere ogni realismo." Qui l'HD sperimental'e metacinematografico è un controsenso per un Ang Lee modesto ma mesto e viceversa, in un compito sufficiente poiché trattato non con sufficienza. Emozionante soprattutto l'epilogo in cui il protagonista dovrà scegliere fra il bellicismo dei connazionali e il ritorn'in Iraq assiem'ai commilitoni. Con un imprevisto, amaro sussulto di disillusione opterà per chi ha più bisogno di lui quale compagno e amico, mentre la sorella Kristen Stewart è di fatto più matura e quindi autonoma. Null'a che spartire con la "war addiction" di Renner in "The Hurt Locker" (2008) della Bigelow.
9 anni fa