Un ragazzo calabrese

Capitolo: La mia Calabria.

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...sovrana, dove silenti altre terre arse, sterili, bruciati dal sole, terre desolati, un tempo popolati e lavorati dai contadini, che li resero fertili e fiorenti. Mi pare di sentire ancora il rumore delle zappe che penetrano e rivoltavano il terreno, di zolle. Gli zappatori, gli eroi della campagna, ragazzi dalla pelle dura, mangiando pane e fatica. Mi sembra ancora di vederli in quelle vallate; Erano schierati dieci, venti uomini, uno accanto all'altro, sotto i larghi cappelli di paglia, per nascondere il viso al sole, e alzare gli occhi, solamente per asciugare col dorso del braccio, il sudore che scende negli occhi e tendere la mano, per afferrare la brocca in terracotta che un ragazzo "apposito a quel compito", gli porgeva. Bevevano a canna, alla stessa maniera che aveva bevuto per primo alla stessa brocca. Ricordo che era in uso da millenni, una specie di rito; se la brocca era nuova, era assolutamente vietato che bevesse per prima una donna, poiche se questo accadesse, quella brocca avrebbe preso uno strano odore sarebbe puzzata per sempre. Quindi per evitare che il detto si avverasse, per sverginare una brocca nuova, avrebbero chiamato un uomo invitandolo a bere per primo in quella brocca nuova.... [segue »]
Composto sabato 17 dicembre 2016

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