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La poesia dei nomi


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Il villaggio quasi invisibile aveva un nome incredibile che cominciava con due l e finiva con due d, a demarcare un treno alfabetico di sessanta caratteri impronunciabili, difficoltà dovuta alle sparute vocali spruzzate sul deragliamento consonantico di raddoppiamenti, trilli, risucchi e rantoli che gabellavano allo stupito buonsenso dell'ospite una parvenza di intelligibile loquela, mentre dilatavano quell'ineffabile prolissità ben oltre l'opaco volume compatto della stazione ferroviaria: unico caso al mondo di cartello segnaletico più lungo dell'edificio segnalato, di modo che si sarebbe potuto pensare, per idiota che fosse la conclusione, che la stazione era stata costruita a sostegno dell'insegna, e non già, secondo il comune criterio umano, che l'insegna fosse stata congegnata per segnalare una stazione, una delle tante, piccole stazioni che spuntavano dalla brughiera, vera e propria consolazione in un paesaggio senza prospettive che non fossero infiniti campi di erba medica e nude colline, una qualunque fermata di strada ferrata, fra Pwydd e Dwypp, località parimenti impronunciabili, ma con l'indiscutibile merito di un nome notevolmente più breve e di una densità demografica di tutto rispetto, stando all'opinione dei conterranei del villaggio quasi invisibile e dal nome incredibile, i quali si limitavano a chiamarlo Lladd, avendo abolito con abulica insolenza tutte ... [segue »]

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