Scritto da: Valentina Bellucci

Il sorriso di un sogno


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...netta sensazione di aver già visto quei luoghi. La cosa mi risultava infondata, giacché sull'Everest non ero mai salito prima di allora. Ma paesaggi, rocce, punte aguzze, addirittura qualche albero più giù verso la vallata; sembravano far parte della mia vita quotidiana.
Sarà che abituato come sono alle scalate, ho sempre avuto modo di vedere panorami molto simili tra loro; eppure, non mi era ancora capitato e di solito ricordo alla perfezione ogni montagna, ogni suo antro segreto, ogni gioco di luce e ombra che anfratti e neve collaborano a creare. Insomma, che dire? La fatica e le intemperie mozzano il fiato nonché l'aria si faccia più rarefatta, ma non per questo resto senza respiro. Quando mi volto e vedo l'immenso, l'infinito davanti ai miei occhi; la neve carezzata dai tiepidi raggi solari, le vette che si innalzano contro l'orizzonte.
Cosa posso chiedere di più? Il silenzio che mi invade l'anima, e se chiudo gli occhi e respiro appena, posso sentire il fresco e l'ululato del vento che percorre i meandri cavernosi delle rocce.
Ero vicino alla vetta più di quanto avessi mai potuto sperare, e ritenni necessario almeno un altro giorno prima che lo scopo della mia vita venisse ... [segue »]
Composto giovedì 19 maggio 2011

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