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Scritto da: Edoardo Roccabianca

Normalmente morte


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Jack era un ragazzo normale. Vita normale, portafogli normale, testa normale, bruttezza normale, altezza normale, tutto normale.
Lavorava in città e viveva in provincia. Durante le ore lavorative doveva stare dietro a una scrivania, a sistemare carte e lasciarsi passare la vita sotto gli occhi. Almeno c'era una finestra nel suo ufficio e poteva guardare fuori invidiando qualunque persona non fosse al suo posto. Poi ci rifletteva e forse non stava così male, però le invidiava lo stesso.
Ogni tanto lo facevano uscire, andava a portare della carte in giro, da alcuni clienti. In quei momenti riusciva anche a sentirsi mediamente importante, ma era una sensazione che riusciva a svanire abbastanza in fretta. Specialmente quando questi famigerati clienti chiedevano delle cose originalissime come "Ehi Jack come andiamo?", "Giochi ancora a calcio?", "Fighe?" (I clienti erano sempre quelli, avevano ormai una buona confidenza). Dopo quelle tre canoniche domande a cui rispondeva con altrettanta canonica mediocrità, rifugiandosi dietro una finta cortesia, riusciva a non sentirsi più felice, ma semplicemente relegato ad una vita normale come la sua bruttezza, la sua altezza e tutto il resto... certo, anche chi frequentava non si elevava in quanto a peculiarità, ma questo non conta, a lui ... [segue »]

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