Scritta da: Sir Jo Black
in Poesie (Poesie personali)
Fuori dalla gabbia
Una notte
vedremo la luce,
fuori dalla gabbia
l'argento brillerà!
L'oro sarà fuso...
e le catene lontane dai nostri cuori.
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Una notte
vedremo la luce,
fuori dalla gabbia
l'argento brillerà!
L'oro sarà fuso...
e le catene lontane dai nostri cuori.
Signori e buona gente,
venite ad ascoltare:
un caso sorprendente
andremo a raccontare.
È successo a Milano
e tratta di un dottore
che è caduto nel video
del suo televisore.
Con qualsiasi tempo,
ad ogni trasmissione
egli stava in poltrona
a guardare la televisione...
Ma un dì per incantesimo
o malattia (che ne dite?
Non può darsi che avesse
la televisionite?)
durante un intervallo
con la fontana di Palermo
decollò dalla poltrona
e cadde nel teleschermo.
Ora è là in mezzo alla vasca
che sta per affogare:
parenti, amici in lacrime
lo vorrebbero aiutare;
Chi lo tira per la cravatta
chi lo prende per il naso
non c'è verso di risolvere
il drammatico telecaso.
La crisalide della vita
si muove dietro la porta del tempio.
Vibra già di dolore,
mentre cammini sulla solita strada,
mentre guardi la solita stanza.
E domani è già passato un altro giorno,
mentre la crisalide vuole sbocciare alla vita,
mentre cammini sulla solita strada.
E domani è già passato un altro giorno,
mentre il tempio crolla,
mentre la crisalide vuole sbocciare alla vita.
E cammini ancora,
i soliti luoghi desolati;
niente per cambiar vita
e scorre il tempo,
domani è passata una vita,
mentre il cielo della notte è sempre più scuro,
mentre il tempio crolla.
Tu, solo un uomo,
tu, solo guardi l'orologio;
ne è passato di tempo;
che noia,
sempre la stessa stanza,
le stesse cose,
lo stesso anche domani,
e la tua libertà:
che noia oggi,
non ti ha dato che il fumo delle tue sigarette.
Domani era passata una vita
adesso è lo stesso...
Il tempio è morto ieri,
mentre il cielo della notte è sempre più scuro,
mentre la crisalide è libera
e mostra la tua vita,
non c'è più niente da fare...
Guardi l'orologio e pensi:
- "È già domani!"...
Il nulla annienta,
sensi stanchi...
Sogni bruciati
bruciano desideri.
Beffardi
cammini fermi,
cieli di ghiaccio
nello specchio riflessi
dagli occhi spenti
segnano il tempo,
corre la fine.
Dentro la pazzia è dolore:
uccido
noi...
in un volo, sangue.
Perché sei voluta andare?
Fuori la pazzia è dolore:
cammino
io...
in uno spazio, vuoto.
Perché sei dovuta andare?
Dentro la pazzia è rosso,
malsani pensieri
costruiti.
Dolore.
E tu sei via!
Fuori la pazzia è grigio,
antichi sogni
infranti.
Dolore.
E tu sei via!
Qui:
disteso,
solo,
tetto bianco.
Silenzi.
Spazi mentali,
dialoghi:
vele bianche,
veli neri;
vita, morte;
passioni, dolori.
Tempo fermo,
nutriente attesa
scegliendo un domani!
Vedo la fine,
labbra anonime
muovere versi
muti, silenti.
Vedo silenzi,
occhi unti e persi
leggere tempi
finiti spenti.
Ho visto come l'uomo cresce...
e muore nello schema...
Imposizione, non vede più!
Il fiume, nero,
scorre lì giu.
Con la testa tra le mani...
Vedo...
Un giorno, un incubo:
Ho visto te,
il tuo volto disteso...
Chè vita fosse,
per i tuoi cari e te,
pregavi gli antenati...
Poi la tua ombra grigia
inginocchiata sul muro
nell'infinito bagliore
che Enola scagliò.
Dei tuoi cari polvere...
Non aiutarono, gli avi,
te, né i tuoi cari...
Vorrai, tu, aiutar noi
antenato del nulla?
La frase contiene espressioni adatte ad un solo pubblico adulto.
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