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Poesie inserite da Sara Garmata Brillanti

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Scritta da: Sara Garmata Brillanti

Illusa paura

Mi sono imbattuta nella più stupida realtà,
mi sono presa gioco di me,
non avrei mai puntato quel numero,
in quell'oscura stanza,
dove tutto è concesso,
dove niente è donato.
Mi sono lanciata priva del paracadute
da un precipizio che parlava di suicidio,
in una notte di luglio che fremeva di fame di vita.
Un'allucinazione che ferma mi ha accecata,
incredula e stordita in mezzo ad una strada,
in un paese insignificante che forse sarà eletto galeotto.
Sono cellule che si mescolano fra loro,
in secondi che sembrano miliardi impazziti,
mi nascondo dietro al mio lato solare,
addobbando nascosta una timidezza sfrenata.
Balzano le ore come palle agitate,
dentro al flipper dell'esistenza,
nel buio della sera che si fa silenziosa.
Mi avvolgo e mi svolgo in discorsi spesso senza sfondo,
osservandoti di sottecchi,
si cela un'anima
che ha troppo passato.
Esitiamo a congedarci,
esausti di felicità,
increduli della sorte.
In fretta apro la mia auto,
lì sospeso un abbraccio
fatto di speranze e sogni,
oggi tali,
domani chissà.
Composta sabato 13 luglio 2019
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    Scritta da: Sara Garmata Brillanti

    Solamente sola

    Ozio annoiata su questa invenzione fatalmente letale,
    scovandoti nei meandri della mia mente accoppiati con i cunicoli del cuore.
    Sei e vivi prepotente senza tua iniziativa,
    nell'anima sfatta,
    nel tumultuoso quotidiano,
    in uno sporco corpo.
    Domini e tessi
    i fili di una maglia che s'impiglia,
    si allunga e dilunga,
    strozzandomi conscia
    di una maliziosa intenzione.
    Cacciatore di identità disperse,
    chi sei tu se non il lupo di mare
    di quel famoso venerdì.
    Abbandono l'infernale arsenale,
    mi scontro e corro,
    mi chiedo solo cosa ne sarà di me.
    Fra tanti sarò nessuno,
    il nessuno di nessuno,
    finalmente libera,
    evacuata dai sentimenti,
    quelli che forse menti,
    serpenti ardenti che ricordi saranno.
    Desta da un sogno,
    il cielo al mio cospetto,
    figlia di un ponte che mi sovrasta armonioso,
    un'identità abbandonata
    e dentro di me l'amore
    per una concreta lurida esistenza che bolle di dignità.
    Composta domenica 21 luglio 2019
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      Scritta da: Sara Garmata Brillanti

      Saccente superbia

      Scala e cala
      dalla montagna alla valle,
      deponi la superba superbia
      e renditi uomo a noi terreni.
      Vale,
      Valerio,
      quel tanto sudato e malandato foglio,
      quello che stringi stretto
      quando presente ti presenti.
      Assente nella presenza,
      pecchi nel peccato della memoria,
      addobbi scuse dinanzi ad essa,
      inchinandoti con falsa eleganza
      devii e macchi l'aria di inutili parole.
      Incolpi e tiri colpi al tuo passato,
      illudendoti di essere migliore di ieri,
      peggiore di domani.
      Ti lodi e ti riveli senza veli,
      ad un mondo che fermi e difformi
      in un celeste turchino che ti illudi viva di te.
      Poniti dinanzi allo specchio che adocchia oggettivo,
      smonta e sventra i castelli
      che impavido hai costruito intorno a te,
      guardati con le pupille
      della modesta modestia,
      sei solo uno
      ma non sarai mai Qualcuno.
      Respirerai spirando
      nell'inquieta solitudine,
      nella giudizio di condanna
      con cui hai vestito e svestito donne,
      ignaro della presunzione che ti avvinghiava.
      A parte apparto te,
      nel baule degli oblii,
      certa nella certezza
      che tu pesassi soltanto quanto quella triste laurea.
      Composta lunedì 10 dicembre 2018
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        Scritta da: Sara Garmata Brillanti

        Dalla vita

        Ti fisso nella tua misera altezza,
        ti vengo incontro decisa,
        la testa bassa e la mente alta,
        sicura di me,
        con appresso queste pesanti gambe incatenate da cavigliere che mi lacerano senza pietà.
        Uno sgabello innocuo,
        chissà cosa sei stato prima di ospitare questi stanchi piedi per l'ultima volta.
        Si annoda oltre modo questo nodo in gola,
        oggi certo che sarà l'ultimo,
        così fermo e deciso,
        nido di immense personali sofferenze,
        cellula cancerogena che sopravvive imperterrita.
        Volgo il volto alla corda,
        quanti nodi quelli dei marinai,
        quanto fascino nel riconoscerli e saperli fare.
        Sono obesa oggi
        ma ho forza in queste braccia magre,
        unica cosa che non ho mai odiato abbastanza di me
        e dono loro il privilegio di un atto tanto illecito quanto risolutivo.
        Ti stringo forte a questo esile e lungo collo,
        dove i vampiri si sono cibati e gli angeli mi hanno baciato,
        ma i denti lasciano il segno,
        i baci solo una vibrazione che vola immediata.
        Sono pronta per il decollo, non mi aspetto niente verso il niente,
        vedo l'aria e il verde,
        il mare e le montagne,
        la libertà che mi chiama minacciosa.
        Salto nel vuoto che poco spazia da un fermo pavimento
        che si fa calpestare come ho fatto io,
        non ci sarà mai un prezzo da pagare per questa ignobile libertà.
        Mi appendo egoisticamente all'albo dei vigliacchi che non sono rimasti.
        Composta lunedì 3 aprile 2017
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          Scritta da: Sara Garmata Brillanti

          Alla vita

          Adagiate sul letto,
          i corpi stretti,
          occhi negli occhi,
          le mani abbracciate,
          ti conduco nel riposo notturno alla volta di una nuova alba.
          Osservo già colma di malinconia
          questa tua purezza,
          un'innocenza che nessun adulto possiede,
          un bene immane e sacro che ogni bambino dovrebbe avere.
          Socchiudi i tuoi occhi avviandoti nei sogni
          che ti accompagneranno anche questa notte
          e mi ostino a studiarti,
          a respirare profondamente il candore che ti adorna.
          Ti proietto in un futuro poco lontano,
          nell'indipendenza che acquisirai anno dopo anno,
          abbracciando la tua libertà restituendomi la mia,
          ormai inutile perché devota a te,
          oh mia ragione di essenza.
          Cavalcherai e combatterai i giorni che ti attraverseranno oltraggiosi
          e ti macchierai come tutti noi di peccati,
          atti disadattati alla persona,
          mole di morale che rotola aggrovigliandosi raccattando di tutto.
          Una notte di domani mi chiederai la mano come oggi
          e sarai lucida e chiara quando mi domanderai dove ti abbia condotta,
          cosa sia tutto ciò che ti avvolge e stravolge ferendoti con ferocia.
          Forse sarai debole come me,
          bagnerai il cuscino che ti cullerà e io allora sarò forte anche per te,
          come non lo sono oggi
          e ti guarderò osservando anche i tuoi peccati
          e ti dirò che stai solamente vivendo.
          Composta giovedì 9 febbraio 2017
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            Scritta da: Sara Garmata Brillanti

            Causa effetto affetto

            Non avanzo richieste,
            non esigo che tu mi senta nell'anima,
            non voglio che stravolgi i tuoi giorni con la mia leggiadra presenza.
            Non ho tempo per pensare,
            per capire,
            per esitare,
            per evitarti,
            il tempo ci possiede e ci gongola senza meta,
            così come i nostri sconfinati pensieri.
            Non azzardarti in parole sentimentali,
            non agganciarmi all'albo dei trofei,
            resta in silenzio ogni volta che vorrai.
            Sono tanti gli anni che mi attorcigliano priva di affetto,
            fuori da questo nido so chi sono ma non come sono,
            indosso una corazza e combatto questa guerra,
            ormai proposta imposta e senza sosta.
            Taci adesso che sento brulicare qualcosa dentro questo corpo di cartapesta,
            fa effetto l'affetto che non riconosco da anni,
            è nuovo,
            è bello,
            è magico
            ma devo celarlo a me,
            nasconderlo a te,
            soffocarlo con la speranza che tu non lo scovi mai.
            Questa sensazione è il dono più bello che potevi farmi,
            in una vita,
            in questa vita,
            dopo anni di un cuore che non sa più di sangue.
            Composta sabato 17 dicembre 2016
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              Scritta da: Sara Garmata Brillanti

              Un giorno

              Decisa la matita scalfì ogni sua parte,
              melodiosa ne definì i contorni e li addolcì diabolicamente.
              Perfidamente perfetti quegli angelici tratti che silenziosamente sibilano con ostentata timidezza,
              ti celi in atteggiamenti stretti.
              Ti osservo nella mia personale eccellenza
              ma ti archivio nell'albo dei desideri deceduti prima di vagire,
              dove appenderò tutto,
              dove un giorno salirò,
              cingerò tutto a me e lascerò le umane vesti certa del cammino che ho compiuto,
              ignara di quello che avrebbe potuto essere.
              Composta mercoledì 16 marzo 2016
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                Scritta da: Sara Garmata Brillanti

                Insieme ancora domani

                Che le lacrime lascino spazio alle parole.
                Sospesa incontrai il tuo sguardo per la prima volta,
                e sospesa ti ho lasciata con un'ultima fuggitiva occhiata.
                Hai cinto un'anima persa nell'oscuro pensiero della solitudine,
                e ti sei innamorata fedelmente in un mondo arido di sentimenti.
                Ti sei persa nelle mie vesti umane
                e hai sfidato chiunque minacciasse la nostra unione.
                Inimmaginabile legame,
                eccezione declassata dalla stupida mente umana,
                oggi non ti spiego a questa terra.
                Getto strofe sconclusionate personali,
                ma non mi azzardo a raccontarci al pubblico
                di ignoranti attori deludenti.
                Non siamo pagine o storie esposte,
                ma siamo amore vero al di là della vita.
                Ti vedo ancora riflessa nello specchio che ti risucchiò
                e stringo i tuoi ricordi
                nelle mie mani distrutte.
                Serro gli occhi
                e fiuto il tuo odore,
                ti bacio e sprofondo nel tuo petto,
                ti guardo e mi perdo nei tuoi occhi corvini.
                Balzo in avanti nella realtà che mi vive
                e mi ritrovo uno scheletro seduto.
                Mi osservo mentre non mi sto vivendo,
                ossa giovani che non hanno sostenuto
                il peso di una perdita incomprensibile.
                Amore che lascia dolore,
                oggi non posso fuggire,
                ma saprò distruggermi per ritrovarti.
                Sei amore vero,
                anche se per la gente sei stata solamente un animale.
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                  Scritta da: Sara Garmata Brillanti

                  Bello come il peccato

                  Mai in nessuna terra
                  ho scorto la bellezza che t'illumina
                  e ti rende unico alle mie pupille.
                  Mi fissi pietrificando le mie gesta
                  e ghiacciando il sangue
                  che fatica a scorrere nelle mie vene.
                  Annodi il mio stomaco
                  e temo questo volo che ho spiccato
                  verso il mondo della fantasia.
                  Non dovrei viaggiare sormontando
                  ostacoli posti per una giusta ragione,
                  ma il mio istinto non si frena davanti a niente,
                  tanto meno davanti a te,
                  regola che campa spinta.
                  Non voglio immaginare
                  se i nostri corpi
                  fossero gli unici presenti in questa stanza.
                  Opto per una vita
                  che mi celi per sempre il tuo parere,
                  e impazzirei o soffrirei
                  se solo lo intravedessi.
                  Morirei se ti dichiarassi
                  e vivrei se non ti piacessi.
                  Non oltrepasserò mai la soglia del peccato,
                  mi ucciderei per non specchiarmi ancora
                  nella metà che mi forma.
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                    Scritta da: Sara Garmata Brillanti

                    Dedica deviata di un suicidio

                    Hanno detto che ho sbagliato,
                    perché si dice sempre così,
                    a meno che non si abbiano le ore contate.
                    È eticamente errato interrompere
                    il proprio circolo vitale,
                    abbandonarsi nella sorte di quello che nessuno conosce
                    e tanti inventano.
                    Ho tentato,
                    ho provato invano ad abbracciare lo sconosciuto mistero,
                    ma sono tornata,
                    nell'indecisione di un futuro e nell'angoscia di un presente che sarebbe diventato passato.
                    Vigile di me stessa porterei il tempo indietro
                    e darei la dose letale,
                    ma spesso ripenso alla ragione,
                    all'anima della questione
                    e mi sento inerme attorno a stupide verità.
                    Sfatta dagli eventi delle multiple assenze,
                    in guerra con me stessa
                    e il bisogno di cambiare,
                    per sempre,
                    radicalmente,
                    portando un'esistenza là dove vita non c'è.
                    Mi sono guardata dentro nell'aridità immensa
                    ed ho capito la spinta che fu quasi definitiva.
                    Indefinibile essere vivente,
                    ci eravamo impigliati in una rete dalla quale sapevamo non saremo mai usciti.
                    Andavamo e venivamo dall'inferno al paradiso,
                    e se prima ero stata la carnefice
                    dovevo poi immaginare che il macellaio saresti stato tu.
                    Le cose finiscono,
                    si rompono,
                    si spezzano,
                    ma i rapporti non sono cose,
                    solo che eravamo incoscienti del nostro capolinea.
                    Intuita l'interruzione che sarebbe comunque avvenuta per volontà mia,
                    mi sono spinta là,
                    nella soluzione più facile,
                    con una lettera generica,
                    che oggi porterebbe il tuo nome e cognome,
                    non tanto per ferirti, ma per darti un senso,
                    in questo schifo di universo dove per tutti sei nessuno,
                    e dove nessuno ha visto quello che ho visto io.
                    Non ti appello con aggettivi,
                    non ti lodo e non t'infamo,
                    il mio ritorno alla vita sarà lento,
                    e tu, credimi, non ci sarai più.
                    Quello che resta è solamente la colpevolezza di un "noi",
                    al quale vorrei sfuggire anche solo con il ricordo.
                    Sono svanita, ti ho cacciato,
                    ci sono riuscita.
                    Sono rimasta sola nella mia compagnia,
                    quella di sempre e per sempre,
                    quella che non inventa o sventra.
                    Ti concedo di riconoscerti in questo amaro testo,
                    nell'intero contesto,
                    e adesso lo so,
                    mi detesto,
                    perché a volte ti penso.
                    Sei stato l'errore in una via di fuga,
                    ci siamo amati e forse odiati,
                    non ti ho dedicato il mio suicidio,
                    ma parole che vibrano di verità viva.
                    Non salire sul podio
                    per tale orribile medaglia,
                    appendila dietro,
                    sotto alla maglia,
                    dove la terrai sempre e nessuno saprà,
                    a meno che tu non ti spogli.
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