Scritta da: Mario De Rosa

Duc in altum

Ora spazia aquila nei cieli
dalla luce circonfuso del suo bene,
da tutti Karol compianto padre.
D'amore lunga scia, nel cuore
degli uomini ha tracciato,
parole dure senza falsi giri,
oppure dolci, da involare il cuore,
di umili, avversi o disperati.

Santo e profeta, con il suo bordone,
pellegrino negli arsi deserti dell'incuria,
in alto acuto falco s'è levato,
per indicarci il sentiero della vita.

Ora prega per noi, Giovanni Paolo,
dalle alture alza pure la voce,
che il popolo di Dio, dura cervice,
d'oro ha costruito altri vitelli;
mentre i Leviti già allungano le frange,
pagine scorrono del vangelo al vento.
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    Scritta da: Mario De Rosa
    Quasi melanconia mi prende
    avvolto nella nebbia d'un fine Ottobre,
    d'oro per le chiome dei pioppi,
    serpi di luce, che rivelano il percorso
    del fiume alla campagna.
    Qualche raro lampione, spande cauto
    l'aureola, ed è quadro irreale
    per un paese del sud, nei valloni
    di detriti e nei pini un po' più usato,
    dal soffio di venti fieri ad esser flagellato!

    Si posa così un sentire quieto
    e scambia nascondigli, con l'incerto
    dei rami, che a stento affiorano
    là, dove la coltre la presa un poco
    allenta.
    E sono d'Autunno gli umori
    e i linimenti che la riarsa terra
    spalmano, e già scioglie i capelli
    la natura che nuda si adagia su un letto
    di foglie e di colori, come ninfa
    nella sera, già pronta per l'amore.
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      Scritta da: Mario De Rosa

      Altri ritmi

      Su Morano imperversa
      la bufera di neve,
      e le case si stringono
      a cercare riparo
      dalle mani invisibili,
      che a miriadi incombono
      con freddi aghi pungenti.

      Il silenzio irreale
      solo rompe un badile,
      che alle case vicine
      apre piccole vie.
      In sfrenate battaglie
      di palloni di neve,
      i ragazzi si sfidano
      finché reggon le mani
      rosso-viola del gelo.

      Poi a casa, il camino
      con il ceppo di brace
      per asciugare i vestiti,
      ha un calore di pace.

      Scendeva copiosa la neve
      con i padri per casa
      i vicini e gli amici,
      e le madri a parlare
      e a gustar col caffè
      sentimenti sinceri.

      Presto giungeva il buio
      e brillavan camini e lucerne,
      e la neve posando scandiva,
      tempi e ritmi eterni!
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        Scritta da: Mario De Rosa

        Case d'un meridione

        Case d'un meridione
        abbandonato
        si scaldano ad un sole dimesso,
        stordite da un silenzio
        senza vita.
        S'ode lo scalpiccio
        di forestieri,
        entusiasti di vicoli
        e vedute,
        pensosi a volte
        per tesori
        che avvertono perduti.
        Cigola la porta che si apre,
        un'auto parte
        di persone rassegnate,
        rimaste a muso duro
        a sperare e soffrire,
        e maledire prospettive
        evanescenti di futuro.
        Composta nel dicembre 2007
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          Scritta da: Mario De Rosa

          Novembre

          A Novembre
          s'inventano poeti
          i giardini incantati
          dal tocco di re Mida.
          Foglie secche calpestano
          ed attimi arrotolati
          nel fuso delle parche;
          giocano a farsi male
          inseguendo le ombre
          malinconiche,
          o i percorsi del vento.
          In quest'eco lontano
          di tamburi incantati
          s'inebriano di umori
          e di malinconie,
          ritrovano la vita
          e il suo fluire
          nel seme che germoglia
          quando muore.
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