Poesie inserite da IGNAZIO AMICO

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Scritta da: IGNAZIO AMICO
Parliamo,
non chiudiamoci nel silenzio,
mano nella mano, senza abbassare il capo,
ma guardandoci negli occhi con coraggio,
ammettiamo i nostri errori;
non importa se sono più gravi i miei o i tuoi,
sapere chi ha sbagliato per prima non consola,
ma è urgente liberarci da ogni astio,
senza vinti né vincitori,
ritrovar la fiducia l'un nell'altro,
e lasciar che dal cuore una risata
esploda sulla nostra stupidità,
che per un attimo ci ha fatto scordare
che niente al mondo è più bello dell'amore.
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    Scritta da: IGNAZIO AMICO

    Montagne

    Maestosi giganti addormentati
    o eruttanti fuoco fra le gole,
    pendii boscosi di ridente verde,
    ardite rocce che brillate al sole;

    cime svettanti che sfidate il cielo
    o sol ce l'additate con l'invito
    a riconciliarci con l'immenso,
    dimenticando quel che s'è patito;

    dolci declivi di pura neve bianchi,
    incontrastato regno di purezza,
    finestra aperta verso l'infinito,
    dove silenzio e pace danno ebbrezza,

    voi segno siete di grandezza vera,
    della potenza di madre natura,
    noi al confronto tante formichine,
    preda di confusione e di paura.
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      Scritta da: IGNAZIO AMICO

      Come un barattolo

      Rotola la vita come un barattolo
      preso a calci di notte sulla strada;
      messo in moto da un piede distratto
      o da qualcuno che ci vuol giocare,
      si ferma un po' qua un po' là,
      in attesa di altro impulso,
      per riprendere la sua corsa verso il niente,
      senza meta, senza fretta alcuna,
      tanto sa che prima o poi
      una ramazza lo spingerà in un cassone,
      per finire in un triste deposito di rifiuti.
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        Scritta da: IGNAZIO AMICO

        Guerre

        Uomini contro i loro simili
        come bestie impazzite,
        fragore di ordigni di morte,
        sangue e distruzione fra gli inermi.
        La follia umana è esplosa
        ed ha per nome guerra,
        e per effetto il terrore delle genti,
        e per cagione l'avidità dei forti.
        Chi ridarà vita a questi corpi esangui,
        quale mano pietosa asciugherà
        le lacrime di tante madri affrante;
        potranno mai scordare gli occhi di un bimbo
        la visione terribile dell'odio, della morte?
        Ma nel deserto sto gridando la mia rabbia
        e la mia voce si perde sulla sabbia.
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          Scritta da: IGNAZIO AMICO

          Incubo

          Correre, fuggire, sottrarsi
          senza capir da chi,
          senza saper perché;
          strane inquietudini,
          paure confuse e indistinte
          di mostri senza volto;
          bisogno di gridare,
          di sciogliere il tuo pianto
          sulla spalla di qualcuno
          che ti sussurri il coraggio;
          e intanto correre, correre,
          inciampando, ansimando.

          Poi la salvezza del risveglio
          nel presente e il sollievo
          che l'incubo è finito,
          anche se dentro di te
          vaga traccia rimane
          di ciò che hai sognato
          e ancor ti chiedi adesso
          da chi fuggir volevi,
          se da una minaccia altrui
          o da te stesso.
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            Scritta da: IGNAZIO AMICO

            Prigioniero di un corpo

            Possibile non è librarsi in volo
            se legati si è a un grande masso,
            se devi trascinare una catena
            pesante e lento allor diventa il passo

            Del pari l'animo mio, prigioniero
            di un corpo sempre più vetusto e greve
            morde il freno e non può spiccare il salto
            se alla materia render conto deve.

            Vorrebbe correr verso nuove mete,
            intraprendere ancor, non arrestarsi,
            sente che l'entusiasmo del ragazzo
            persiste in sé, ma deve pur frenarsi

            e pagare una sì cara pigione
            a chi albergo gli dà ma lo trattiene
            come un uccello al cielo abituato
            che una gabbia impietosa chiuso tiene.

            Cosa strana la vita: tanta energia
            sprecata prima nell'età immatura,
            senza indirizzo di una mente esperta
            senza un tracciato di rotta sicura;

            Ed or che l'esperienza ci fa saggi
            e potremmo pel mondo andar sicuri,
            la zavorra ch'è in noi ci dissuade,
            scoraggia dal nutrir sogni futuri.
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              Scritta da: IGNAZIO AMICO

              Temporale d'autunno

              Il cielo a poco a poco s'è oscurato,
              in lontananza già rimbomba il tuono
              saette e lampi quasi squarcian l'aria,
              uccelli a volteggiar più non ci sono.

              Un vento strano all'improvviso arriva
              con strani odori ed umide folate,
              scuote le cime degli alberi ed infuria
              contro le persiane già serrate.

              Poi senti picchiettar le prime gocce
              di sopra ai tetti e una finestra sbatte,
              ancora un lampo, un tuon ravvicinato
              ed apre il ciel le sue cataratte.

              Fitta e scrosciante ora vien la pioggia,
              odor di spenta polvere recando,
              in mille rivoli corre per le strade,
              sul selciato le sue bolle formando.

              La gente allunga il passo, va al riparo,
              apre gli ombrelli che il vento rivolta,
              sotto le tende dei negozi aspetta
              o stretta sul gradino di una porta.

              Chi può raggiunge l'auto correndo,
              c'è chi accetta un passaggio da chi passa,
              chi copre il capo alzandosi la giacca
              o il sacco della spesa buffo indossa.

              Certo, per qualche ora è lo scompiglio,
              ma più tardi sarà l'aria più pura,
              gioirà la campagna e il nuovo verde
              renderà più splendente la natura.
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                Scritta da: IGNAZIO AMICO

                Il richiamo del bosco

                Un senso di frescura sulla pelle,
                gli scarponi che affondan nella terra
                facendo gracidar le foglie morte,
                luce irreal filtrata dalle chiome
                di alberi svettanti verso il cielo.
                L'occhio si posa su ridenti fiori,
                il piede inciampa su sterpi contorte,
                il profumo del muschio inebria l'aria.
                S'ode stormir di fronde e mille uccelli
                intracciano lor canti con i grilli.
                È il bosco, degli gnomi e delle fate,
                affascinante e dal mistero avvolto,
                dove la mente trova il suo ristoro
                e l'alma un indicibile conforto.
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                  Scritta da: IGNAZIO AMICO

                  Paura del buio

                  Mi sono chiesto sempre da bambino
                  perché l'oscurità mette disagio,
                  le tenebre c'incutono paura,
                  mozzano il fiato e levano il coraggio.

                  Il trovarsi dal buio pesto avvolti,
                  chissà a cosa l'associa la mente,
                  certo a difficoltà di por difesa
                  ad un grave pericolo incombente.

                  Oggi comprendo cosa c'è alla base:
                  noi siam figli del sole che dà vita,
                  esister non si può senza il suo aiuto,
                  realtà questa in noi bel scolpita.

                  Luce, perciò, rallegra e rassicura,
                  dona energia e rende il corpo forte;
                  la sua negazione ci spaura,
                  perché ha il segno del freddo e della morte.
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                    Scritta da: IGNAZIO AMICO

                    Metterci insieme

                    Metterci insieme,
                    per confrontar esperienze e sogni,
                    per sovrapporre al grigio del passato
                    colori vivi di dolcezza e amore,
                    per tergere la mente dalle nebbie
                    di ricordi sgradevoli e ingombranti,
                    per attinger ad una stessa fonte
                    la forza di affrontar ogni frangente.
                     Vivere insieme,
                    per tenerci la mano lungo viali
                    di cipressi  solenni  e poderosi
                    e con pacato passo , sorridendo,
                    percorrere il resto del cammino,
                    incontro al sol vermiglio del tramonto.
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