Poesie inserite da Armando De Martino

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Scritta da: Armando De Martino

Lettera numero 3

Semmai ti amassi sappi che non ti amerei per me,
per sentirmi vivo, per sentirmi meno solo.
Semmai ti amassi lo farei per viverti,
per non perdermi un giorno dei tuoi occhi,
per non lasciare una sera la tua mano.
Semmai ti amassi saprei che di me ami
l'uomo che sono ed il bambino che resta,
e non lo farai crescere controvoglia
lo cullerai nelle sue paure,
lo aspetterai nei suoi sogni.
Semmai ti amassi sappi che non ti amerei per ore,
né per giorni, né per mesi, né per anni,
lo farei per secondi, minuti, attimi,
di nascosto in mezzo ai vicoli,
tra la folla in pieno giorno.
Semmai ti amassi ti racconterei di queste parole,
di anonimi sguardi, di notevoli silenzi,
di rincorse con le ansie sulle spalle,
e sorriderai muovendo i tuoi capelli
per asciugarli al sole di primavera.
Semmai sapessi nascondermi meglio,
per non rischiare di abbracciarti,
per non osare di sfiorarti,
per non sciupare i tuoi dubbi,
sarei meno banale, meno confuso.
Semmai finissero queste parole,
che nulla possono, nulla cambiano,
mi alzerei da questo fumo,
per posare, tra le altre due,
questa lettera a nessuno.
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    Scritta da: Armando De Martino

    Sul punto di andarsene

    Siamo andati in rovina
    quando abbiamo dismesso gli occhi
    per guardarci con le dita.
    Siamo andati in scadenza,
    quando abbiamo catologato
    le emozioni in cronologie.
    Sul punto di andarsene
    me lo disse e le guardai la schiena
    soffermandomi sui capelli tenuti su
    a caso, come una bandiera di semplicità.

    Siamo andati in confusione
    quando l'abbiamo appiattita,
    per omologarci ai silenzi.
    Siamo andati e tornati,
    ripartiti e arrivati,
    restando fermi senza portarci
    nulla dietro.
    Sul punto di andarsene
    me lo disse e si fermò,
    tra il divano e la porta.
    Ci siamo dimenticati la memoria,
    le bottiglie di birra sui muretti,
    le anime sospese nelle lettere
    Sul punto di andarsene,
    la raggiunsi e l'abbracciai,
    mi strinse le mani sul ventre,
    poggiò la nuca sulla mia spalla
    e attendemmo il tramonto.
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      Scritta da: Armando De Martino

      Io amo la luna

      Io amo la luna, non tu,
      che sei mattino fresco,
      pugno di sole timido
      che risale adagio e schietto.
      Io amo la luna, non tu
      quando aspetto la sabbia
      fredda, sui piedi ansiosi,
      di corse senza mete.
      Guardala, anche se non la vedi,
      fissala scansando i muri,
      dipingi le sue macchie di dubbi,
      chiedile di restare muta,
      ma ascoltala quando si scompone,
      a metà, a spicchi, fina, intera,
      accanto al cielo, leggera.
      Io amo la luna, non tu
      che assapori l'alba con
      le labbra dei sogni appena
      finiti.
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        Scritta da: Armando De Martino

        La solitudine dell'amore

        Tutto quel che ho perso,
        l'ho perso da solo,
        come ciò che ho urlato,
        l'ho urlato da muto.
        Tutto ciò che porto dentro
        l'ho trovato altrove,
        e altrove l'ho lasciato morire.
        E so già che da solo sarò
        per sempre, ogni volta che serve,
        capire dove attaccano i fili,
        che ci tengono fermi al presente.
        Tutto quel che ho dato,
        l'ho dato da solo,
        come ciò che ho capito,
        nella solitudine dell'amore.
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          Scritta da: Armando De Martino

          In un giorno di primavera

          Ricordi?
          Facemmo volare un palloncino,
          gli affidammo due promesse,
          qualche smanceria e dei momenti.
          Chissà dove arrivò,
          quanta strada tra nuvole e aria
          quanta polvere ha portato via.
          Ricordi?
          Gli demmo anche un nome,
          lo seguimmo con gli occhi
          - da innamorata ti si schiarivano, lucidi-
          lasciare dietro il nastro sottile: ondeggiare.
          Saliva fiero verso il sole,
          danzando e benedicendo il nostro cuore,
          e poi via dalla nostra vista:
          troppo piccola per tenergli il passo.
          Ricordi?
          facemmo volare un palloncino,
          liberandolo dall'asfalto,
          sporco, corrotto, rovinato,
          regalandogli i nostri occhi alleati.
          Chissà se almeno lui, li ha tenuti.
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