Scritta da: Aqif Hysa

Requiem

Tanti anni fa
quando tu non eri ancora nato
io sono stato nel tuo ventre caldo
e bisbigliavo e sussurravo e fischiavo
alla nicchia triangolare nel bassoventre
e poi man mano sonno andato più su
dove la luce risorge e si moltiplica
nelle cave delle due melegrane

e sonno rimasto li desiderando i fuochi
nei occhi.
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    Scritta da: Aqif Hysa
    mi dimenticherò di me

    mi dimenticherò di me, della presunta
    faccia metaforica, dei presunti
    spicchi di grano sui miei capelli, del
    presunto mare impresso nei miei occhi
    man mano mi dimenticherò, forse,
    anche di tutti i dolori inflitti
    infedelmente, E dei sogni non sognati
    a diventare effimeri destini. Verso
    l'oblio s'incammina l'oggi ch'è già ieri
    ed io sono già domani prima
    che il domani arriva. Nel far dell'alba
    mi siedo, arciere delle foglie

    mi dimenticherò di me, abiterò
    in te.
    Composta mercoledì 8 aprile 2020
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      Scritta da: Aqif Hysa
      Adesso è tardi, dicevi
      e io arrivo un attimo prima
      che si fa adesso, poco dopo
      che il tardi diventi presto;
      in quel
      fra istante viandante in cui
      la vita si libra nel tempo
      d'un respiro, d'un flusso venale
      carnale, astrale; proprio
      in quel attimo sottile, in quel
      immaginario centro di vacuità
      non è mai tardi, ne adesso

      io verrò un attimo prima, lo stesso...
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        Scritta da: Aqif Hysa
        Neanche te ce la faresti senza di me
        senza prima fuggire dal perno del tuo io
        da quei punti neri, grigi, incolore
        che, tradotti diversamente
        assomigliano alla "petit morte"
        la petit morte, petit morte, petit morte
        è proprio quel respiro che diventa assente
        come une piuma appesa in un ramo del vento
        dopo un esplosione seminale. Proprio
        a quel fluido momento ci si sente il bisogno
        di invocare ciò che ti fa sentire aria
        cielo, scendi due palme più giù
        mare, spingiti due piedi più in là
        vento, diventi l'arco magico nelle dita del vento
        diventi violino
        poco prima di trasmigrare in brezza
        in brezza sottile che risuona attorno al tuo corpo
        il violino della mia follia.
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          Scritta da: Aqif Hysa
          Siediti da qualche parte. Prendi
          una maestosa quercia. Dividilo
          in due. Verticalmente prima. Non badare
          il rumore dei rami che si spezzano. Fingi
          di non sentire i crac - crac uno dopo
          l'altro. Saranno i rami secchi che risuonano
          malamente. Specialmente se l'albero
          ne avrà tanti anni sulle spalle. Se togli
          i rami secchi che è la vita non vissuta
          quella quercia, dai quei tanti anni ne avrà
          molto meno. Dopo tutto questo
          se cerchi di rialzare in piedi le due
          metà del albero, liberi dai anni
          non vissuti, ne vedrai la grande voglia
          di essere uno, la grande fretta
          di vivere ciò che era andato persa.

          Io vengo dalle perdite e anche te.
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            Scritta da: Aqif Hysa
            Dove va la piccola bambina
            coi capelli sciolti sulle spalle
            dove corre la minuta ragazza
            colle trecce serpeggianti sui seni
            dove s'è diretta la bella donna
            coi riccioloni appena colorati
            dove va la vecchia impaziente
            cola neve dispersa sui tempi

            se c'è l'amore che suona
            c'è anche il tradimento che bussa
            c'è anche il dolore che spalanca
            c'è anche la speranza che resiste

            dalla mattina alla sera
            dal rosso al bianco
            baciamo
            e rimaniamo
            uccisi.
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              Scritta da: Aqif Hysa
              In un momento preciso di un tempo preciso
              In un ora esatta del mio improvviso
              Faro le analisi del sangue e del fuoco
              Separando le molecole distruttrici da quelle generatrici
              I guerrieri dal pacifici, i religiosi dai ateisti
              Il vino da Dio, il diavolo dalle preghiere
              La parola dalla mormora

              In un tempo preciso del mio improvviso.
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