Tornò di nuovo seguendomi nelle prime tenebre l'ombra sua spettrale.
Nel tonfo di catene servili furtivo tolsi il fuoco dal mio corpo, nel risuono dei verbi dannati, nel vento improvviso, nello squarcio del tempo che lacera ore e antichi calendari.
Ma dall'oscurità rinacque dal palpito vitale, Fenice inattesa, l'azzurra agonia.
Tornai nel vecchio maniero, dal luogo dell'oblìo, agitai i drappi del forse, l'eco di ogni caso, nella sete della pace, e del passato che fu.
Ma da felicità perdute, ritorno l'ossesso nella nenia di poi: "Né carne, né ora, né nome, né donna. Solo sogno, solo ombra, strinsi a me, persi".
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