Siedo ora come sedevo un tempo, calato al centro di uno stuolo di umide terre ancora dormienti. Siedo in questo inverno morente ma già si avverte l'invadente imporsi di un sole libero e fiero, sfacciato ed ingiusto. Sole che ancora non mi trova al mio posto, pronto ad accoglierlo degnamente, a ricambiargli il sorriso. Vedo e tocco il lento ridestarsi d'una nuova primavera che col sole mi danza attorno quasi a volermi schernire. Accompagno con occhi dolenti l'aggraziato e naturale arrendersi di inanimate vite al ridente scorrere delle stagioni. Siedo a scruto lontano dal mio letto improvvisato di foglie e terra... passeggio tra ramoscelli sparsi alieno a questo sottile, accennato splendore. Osservo con sgomento d'innanzi a me il fluire spento di un ruscello diventato stagno. D'un ruscello che col suo immobile scorrere trascina via con se i contorni dell'immagine mia riflessa.
..posso capire che è contorto ma il senso è proprio quello. Gioca con i concetti di movimento e stagnazione altrimenti anche lo "..stagno che trascina via con se.." sarebbe assurdo.Grazie cmq provero' a giocarci a ancora su..
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