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Scritta da: Andrea De Candia
Stanco di sobrietà che erano mostre
di raggi, pelli lucenti di un essere
che si porgeva a sorsi sulle labbra
ch'avevano quel centro della bocca
nell'occhio, nella sua pupilla chiusa,
chiese per sé come se ragionasse,
anzi scegliesse con la testa d'altri,
un vino, un sangue d'anima celeste.
E quel sorso, brevissimo momento,
bastò a condurlo al sonno della Notte.

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