Scritta da: Andrea De Candia
I
Non cade la tua anima nel sonno,
tutt'al più si riposa e vede l'ombra
amaca e culla, tormento e cupezza,
lenzuolo insradicabile ed atavico,
gocciano note, carillon di luce,
si riaccende l'infanzia dove sembra
che a lutto il tempo usurpi lo spazio
con un solo colore – quello lì! –
e il vento è dito su nessuna bocca,
chiede invano il silenzio tra gli assenti...

II
Tutto è sonno, ma senza che sia corpo,
ovunque è aria che rammenta assenza
di anima, le strade srotolate,
come zerbini a soglie d'orizzonte,
solo indicano dove può arrivare
lo sguardo in questa vita, e in nessun altra!

III
Tutto era nascita, era preghiera,
era l'implorazione di fermarsi –
Notte regina che non ha pietà:
si distende e non copre veramente! –
era sbocciato il fiore delle palpebre
e sotterrato dalle imposte chiuse
non ebbe l'acqua di nessuna luce! –
il silenzio portò le cose al grido
e il grido stesso si adeguò al silenzio! –
fu preda del sadismo l'indifeso,
quello che volle definirsi dio
finì per esser solamente sangue
da cui nacque una folla di carnefici,
e nel buio sarebbe l'uniforme
culla se non vi fossero le stelle,
sale di luce gettata violenta
sulle ferite di pupille insonni.

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