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La morte mi dice... No!

Io ci provo a vivere ma la morte mi dice No!
Ogni volta sempre con maggiore intensità
io nel dire e lui nel fare in questo corpo
l'anima vede che non c'è vita da concepire.

Tu che puoi
salvati anche fantasma per non soffrire
nella melma del dolore finché attendi
liete notizie dai ricercatori nuovi.

Dai finché in valido nella speranza
hai la forza contesa nella disabilità
vivila! anche se è una frode continuata.

Come il tuo lavoro mal retribuito
Signore, io non posso stare con i vivi
nel frequentarci siamo tra di noi strani.

Stracci consumati bagnati di pianto
nel pulire sudati antichi mostri d'ognuno
si ha la vita esodata, o risparmiata
con la propria voce poi strilla nel silenzio.

Uccidiamo noi stessi per non pensare per
il gusto di fare per non disfare i guai.
Carissimo siamo incivili statali d'invalidi
mentali della disabilità, gli operai a tempo pieno.

Questo è il mio lavoro mal retribuito
e senza ferie lavorando dalla mattina
senza interruzione fino alla sera...

Grazie! con tanta salute al morbo di parkinson
che ho dall'età di 39 anni e non va più via...
ormai ho la malattia decennale più che collaudata...
Molto ben tenuta.

Dopo la mia morte se qualcuno in preghiera
che la desidera ma non credo, la malattia è
a disposizione per chiunque ne voglia approfittare.

Sono rapito da tanta noia con il cuore pieno di poesia
attacco le parole a personaggi della fantasia sciapiti
detenuti denutriti sono nudi triti scolpiti impossibili
a sopportare se stessi pazzi, che rincorrono un Dio
Signore della folla incolume.
Composta martedì 24 aprile 2012

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