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Scritta da: Antonio Prencipe

Siamo morti di Marzo vestiti d'amianto

"Perché sei morto?"
Mi chiese.
"Per la vita".
Gli risposi asciugando il sorriso.
"Perché sei morta".
Chiesi alle sue labbra scorticate dal freddo.
"Per la libertà".
Rispose scucendo le pupille.
Eravamo vicini di bara,
entrambe di cristallo.
Si parlava della luna quella notte,
come due amanti il cui inchiostro
era deposto sulla punta della lingua.
E sanguinavano i sapori.
E lacrimavano gli odori
sul palmo delle nostre mani,
il loro tremolio a consolar
i mattoni visibili nel grembo di un respiro.
E dimenticammo i nostri occhi
sul becco di un corvo venuto da lontano
per dar conforto allo sporco cadavere
che oramai eravamo diventati.
"Prenditi i miei anni,
sanno di sofferto come la tua pelle".
Gli dissi.
"Tra i miei denti pezzi di te
solleticano il marmo della mia bocca".
Mi rispose pettinando le vene.
E mi ritrovo scheletro,
le ossa bianche immerse nel calamaio,
sangue di stella sul colore castano
dei nostri capelli.
Ed eravamo carne che sfamava il vento,
ed eravamo il mangime preferito
delle rose scolpite come i nostri nomi
sul muschio che riempiva le narici
e andava via dimenticandosi di noi,
del suo seno usato per nutrire il fango.
Siamo morti di Marzo vestiti d'amianto.
Siamo fiori di cera squagliata al sole.
Siamo quelli che osavano morire
con un sorriso spezzato nelle lacrime.
Composta lunedì 10 marzo 2014
dal libro "Ogni tanto divento inchiostro" di Antonio Prencipe
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    Scritta da: Antonio Prencipe

    E lì cucivo un sorriso

    "La paura s'impara" disse il respiro
    straziato di una gazzella ferita.
    Ci vuole coraggio per aver paura.
    E pensare a quando mio padre
    guardandomi moriva un po' di più,
    a quando mi chiese: "come stai?"
    e un "lasciami morire ti prego"
    in pieno volto gli squarciò il pianto.
    Non ho mai avuto paura
    lo sanno anche le mie labbra
    tra sangue e sperma affogate.
    Tra pugni e carezze spaccate.
    Tra bestemmie e parole d'amore
    sono state violentate, abusate.
    Tra preghiere di preti nudi a elemosinar
    orgasmi masturbate, come un povero
    Gesù Cristo umiliate.
    Non ho mai avuto paura
    e l'ho detto anche a lei.
    Mentre moriva e li cucivo un sorriso
    ai suoi pezzi di faccia rimasti
    come cemento sull'asfalto gelato.
    Eppure l'ho vista
    era il pane appena sfornato
    dal sangue ben allattato,
    era l'unghia incarnita di un mare
    rimasto nel bianco di un sasso spezzato,
    era la mia pelle scura stracciata dal vento.
    Bisogna saper amare per aver paura.
    E ne avevo bisogno per sentirmi vivo
    per non possedere l'odore che mi rese
    così meno fragile.
    Composta martedì 24 dicembre 2013
    dal libro "Ogni tanto divento inchiostro" di Antonio Prencipe
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