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Scritta da: Enzo Di Giovanni

Shoah

Orde di cani randagi
rapiti da assurdi miraggi
sbranaron carni a brandelli
di donne, bambini, fratelli.

Ululati di assurde sirene
il sangue gelato, le vene,
i forni, le docce, i fumi
la foto sbiadita, i lumi.

La mano che sfiora il ricordo
d'un viso che liso non scordo,
sorriso forzato d'un cuore spezzato,
il tempo passato, l'amore rubato.

Eran tanti non era uno
il binario il ventuno,
mi rivedo pur bambino
ero gracile e mingherlino.

Il campo imbiancato
sfocato il filo spinato,
gli occhi gonfi dal pianto
le orme dividono il manto.

Il pugno che stringe la gonna
mio padre, mia madre, la nonna,
son passati sessant'anni
le ferite, il vuoto, i danni.
dal libro "Le poesie di Giove" di Enzo Di Giovanni
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