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Scritta da: Silvana Stremiz

Condòmini

Escono le mattine della domenica
dopo che tanto è piovuto
e la festa splende nel sole dissepolta;
alzano la gaia concitazione
delle partenze al mare
al giro di ogni nuova mandata
e allo scatto del portone corrisponde
l'ombra nel fruscìo di una tendina;
chi rimane è un viso che si sporge
sulla rivalsa di chi parte
stanno uniti così, nei giorni più
luminosi,
lo scorto e chi scorge
come labbra mai bagnate da un bacio.
Pierluigi Cappello
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Gerico

    È raro sentire cantare in strada
    molto più raro sentire fischiare
    o fischiettare
    se qualcuno lo fa
    l'aria sembra fargli spazio
    ti sembra che un refolo muova
    la flora dei tuoi pensieri
    ti metta dove prima non eri;
    ma come passa chi fischia
    la noia stende le vertebre al sole
    e tu rientri dov'eri
    dietro il douglas dei serramenti
    dentro il livore
    degli appartamenti
    al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
    da quali trombe scosse
    scrollate le mura
    per quali brecce potremo vedere
    – fresca –
    come un sogno appena sbucciato
    la terra che calpesteremo, allegri.
    Pierluigi Cappello
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Isola

      Padre, io a te
      io inchiodato a te su questo scoglio
      divino che conosci la tua alba
      e allacci la tua potenza al fulmine
      da questo culmine di spasimo
      io vinto mando a te
      vincitore di padri
      la prora disorientata delle mie parole.
      Concedi a coloro che erano ciechi
      e a dismisura adesso vedono,
      rotto il sigillo della fiamma,
      l'ustione della carezza, il fragore
      del pugno, ora che sanno
      il tossico del palmo e delle nocche
      ed è notte, profonda notte
      a occidente di ogni immaginare
      ora che le iridi conoscono
      le costellazioni del dolore e del piacere;
      concedi loro di sopportare
      per ogni ciglio sospeso alle tenebre
      al tramonto di ogni palpebra sfinita
      la pronuncia dell'alba e del crepuscolo
      e il rombo immenso, che sale dall'uomo.
      Pierluigi Cappello
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        Da lontano

        Qualche volta, piano piano, quando la notte
        si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
        e non c'è più posto per le parole
        e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
        come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
        una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
        per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
        nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.
        Pierluigi Cappello
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