Le migliori poesie di Nazim Hikmet

Poeta, drammaturgo e scrittore, nato mercoledì 20 novembre 1901 a Salonicco (Grecia), morto lunedì 3 giugno 1963 a Mosca (Federazione Russa)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Elisa Iacobellis

Prima di tutto l'uomo

Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista della natura.
Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi nell'uomo.
Ama le nuvole, le macchine,
i libri, ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che si secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo.
Ti diano gioia tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto
a piene mani ti dia gioia l'uomo!
Nazim Hikmet
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Nelle mie braccia tutta nuda

    Nelle mie braccia tutta nuda
    la città la sera e tu
    il tuo chiarore l'odore dei tuoi capelli
    si riflettono sul mio viso.

    Di chi è questo cuore che batte
    più forte delle voci e dell'ansito?
    È tuo è della città è della notte
    o forse è il mio cuore che batte forte?

    Dove finisce la notte
    dove comincia la città?
    Dove finisce la città dove cominci tu?
    Dove comincio e finisco io stesso?
    Nazim Hikmet
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      Scritta da: Davide Bidin

      Alle porte di Madrid

      Non ascoltare le voci delle sfere dell'aldilà,
      né intrecciare nella trama delle righe,
      "poesie ermetiche"
      né cercare
      con pazienza di orafo
      rime graziose
      e fini espressioni,
      stasera, grazie al cielo, io sto più su.
      di tutto ciò.

      Stasera io
      sono un cantastorie di strada.
      La mia voce è semplice, senza artifici,
      e tu
      non puoi udire la mia canzone...

      È notte.
      Nevica.
      Tu sei alle porte di Madrid.
      Davanti a te hai l'armata dei nemici,
      che è venuta per uccidere
      tutto ciò che c'è di più bello:
      la libertà,
      il sogno,
      la speranza
      e i ragazzi.

      E nevica.
      E forse,
      i tuoi piedi nudi gelano.

      Nevica...
      Ed ecco,
      in quest'istante
      che io penso a te con tutto il mio cuore,
      forse
      una pallottola spezzerà la tua vita
      e per te non ci sarà più
      neve
      né vento
      né notte
      né giorno...

      E nevica.
      So
      che anche prima di gridare
      "No pasaran"
      e di montare la guardia
      alle porte di Madrid,
      tu esistevi!

      Chi eri,
      di dove sei venuto?
      Forse
      dalle miniere delle Asturie?
      Forse
      una benda insanguinata sulla tua fronte
      ha coperto
      una ferita che ti sei presa al Nord?
      Forse
      sei tu quello che per ultimo
      sparò nella notte che gli junker
      bombardavano Bilbao?
      O servivi come bracciante
      nelle tenute di un qualche
      conte Pernando Valesquero di Cortolon?
      O avevi una botteguccia
      alla Porta del Sole
      e vendevi le frutta dai colori spagnoli?
      Forse, non avevi alcun talento,
      o forse avevi una bella voce?
      O eri uno studente,
      un futuro giurista,
      e i tuoi libri
      sotto i cingoli d'un carro armato italiano
      son rimasti
      nella città universitaria?
      Forse non credevi in Dio,
      e forse invece portavi una piccola croce di rame
      a un cordino di seta?

      Chi sei,
      come ti chiami,
      quanti anni hai?
      Non ho visto la tua faccia,
      e non la vedrò.

      Forse
      essa ricorda le facce di quelli
      che batterono le bande di Kolciak in Siberia?
      O, in qualche tratto,
      tu ricordi coloro
      che sono caduti
      a Domlupinar?

      O somigli a Robespierre?
      Non hai udito il mio nome,
      e non l'udrai.

      Tra noi due, fratello,
      ci sono i mari e i monti,
      e le mie maledette catene,
      e le prescrizioni
      del comitato di non intervento...
      Non posso venire da te,
      non posso mandarti di qui
      né una cassa di cartucce
      né uova
      né un paio di calze di lana...

      So
      che in questo gelo
      i tuoi piedi nudi,
      là, alle porte di Madrid,
      come due bimbi
      gelano al vento...

      E so
      che tutto ciò che in questo mondo
      c'è di grande
      e di bello,
      tutto ciò che sarà fatto dagli uomini,
      tutta la Verità futura
      e la Grandezza,
      che io aspetto con tanta ansia nel cuore,
      tutto questo riluce nei tuoi occhi,
      sentinella mia,
      stanotte
      alle porte di Madrid...

      E so
      che oggi non posso,
      come non potei ieri
      e non potrò domani,
      fare nient'altro
      che pensare a te
      e amarti.
      Nazim Hikmet
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        Scritta da: Mario Bellocchi
        La vita non è uno scherzo,
        prendila sul serio
        come fa lo scoiattolo, ad esempio,
        senza aspettarti nulla
        dal di fuori o nell'al di là.
        Non avrai altro da fare che vivere.

        La vita non è uno scherzo,
        prendila sul serio
        ma sul serio a tal punto
        che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
        o dentro un laboratorio
        col camice bianco e grandi occhiali,
        tu muoia affinché vivano gli uomini,
        gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
        e morrai sapendo
        che nulla è più bello, più vero della vita.

        La vita non è uno scherzo,
        prendila sul serio
        ma sul serio a tal punto
        che a settant'anni, ad esempio,
        pianterai degli ulivi
        non perché restino ai tuoi figli,
        ma perché non crederai alla morte,
        pur temendola,
        e la vita peserà di più sulla bilancia.
        Nazim Hikmet
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Ti sei stancata di portare il mio peso

          Ti sei stancata di portare il mio peso
          ti sei stancata delle mie mani
          dei miei occhi della mia ombra
          dei miei tradimenti
          le mie parole erano incendi
          le mie parole erano pozzi profondi
          le mie parole erano stanchezza, noia serale,
          un giorno improvvisamente
          sentirai dentro di te
          il peso dei miei passi
          che si allontanano esitando
          quel peso sarà quello più grave.
          Nazim Hikmet
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            Scritta da: Patty Diphusa
            La tua anima è un fiume, mio amore
            scorre in alto tra le montagne
            tra le montagne verso la piana
            verso la piana senza poterla raggiungere
            senza raggiungere il sonno dei salici piangenti
            la quiete dei larghi archi di ponte
            dell’erbe acquatiche dell’anatre della testa verde
            senza raggiungere la dolcezza triste delle superfici piane
            senza raggiungere i campi di grano al chiaro di luna
            scorre verso la piana
            scorre in alto tra le montagne
            il sole azzurro delle nevi delle montagne
            scorre schiumeggiando mescolando nel fondo le pietre nere
            con quelle bianche
            scorre coi suoi pesci che nuotano contro corrente
            vigili nelle curve
            s’inabissa e s’inalbera
            pazza del proprio fragore
            scorre in alto tra le montagne
            tra le montagne verso la piana
            verso la piana inseguendola
            senza poterla raggiungere.
            Nazim Hikmet
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Benvenuta, donna mia, benvenuta!

              Benvenuta, donna mia, benvenuta!

              Certo sei stanca
              come potrò lavarti i piedi
              non ho acqua di rose né catino d'argento

              certo avrai sete
              non ho una bevanda fresca da offrirti

              certo avrai fame
              e io non posso apparecchiare
              una tavola con lino candido

              la mia stanza è povera e prigioniera
              come il nostro paese.

              Benvenuta, donna mia, benvenuta!

              Hai posato il piede nella mia cella
              e il cemento è divenuto prato

              hai riso
              e rose hanno fiorito le sbarre

              hai pianto
              e perle son rotolate sulle mie palme

              ricca come il mio cuore
              cara come la libertà
              è adesso questa prigione.

              Benvenuta, donna mia, benvenuta!
              Nazim Hikmet
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