Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.
Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista della natura. Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto credi nell'uomo. Ama le nuvole, le macchine, i libri, ma prima di tutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che si secca, dell'astro che si spegne, dell'animale ferito che rantola, ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell'uomo. Ti diano gioia tutti i beni della terra: l'ombra e la luce ti diano gioia, le quattro stagioni ti diano gioia, ma soprattutto a piene mani ti dia gioia l'uomo!
Ti ho sognata mi sei apparsa sopra i rami passando vicino alla luna tra una nuvola e l'altra andavi, e io ti seguivo ti fermavi e io mi fermavo, mi fermavo, e tu ti fermavi, mi guardavi e io ti guardavo ti guardavo e tu mi guardavi poi tutto è finito.
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà sei la mia carne che brucia come la nuda carne delle notti d'estate sei la mia patria tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi tu, alta e vittoriosa sei la mia nostalgia di saperti inaccessibile nel momento stesso in cui ti afferro.
Non ascoltare le voci delle sfere dell'aldilà, né intrecciare nella trama delle righe, "poesie ermetiche" né cercare con pazienza di orafo rime graziose e fini espressioni, stasera, grazie al cielo, io sto più su. di tutto ciò.
Stasera io sono un cantastorie di strada. La mia voce è semplice, senza artifici, e tu non puoi udire la mia canzone...
È notte. Nevica. Tu sei alle porte di Madrid. Davanti a te hai l'armata dei nemici, che è venuta per uccidere tutto ciò che c'è di più bello: la libertà, il sogno, la speranza e i ragazzi.
E nevica. E forse, i tuoi piedi nudi gelano.
Nevica... Ed ecco, in quest'istante che io penso a te con tutto il mio cuore, forse una pallottola spezzerà la tua vita e per te non ci sarà più neve né vento né notte né giorno...
E nevica. So che anche prima di gridare "No pasaran" e di montare la guardia alle porte di Madrid, tu esistevi!
Chi eri, di dove sei venuto? Forse dalle miniere delle Asturie? Forse una benda insanguinata sulla tua fronte ha coperto una ferita che ti sei presa al Nord? Forse sei tu quello che per ultimo sparò nella notte che gli junker bombardavano Bilbao? O servivi come bracciante nelle tenute di un qualche conte Pernando Valesquero di Cortolon? O avevi una botteguccia alla Porta del Sole e vendevi le frutta dai colori spagnoli? Forse, non avevi alcun talento, o forse avevi una bella voce? O eri uno studente, un futuro giurista, e i tuoi libri sotto i cingoli d'un carro armato italiano son rimasti nella città universitaria? Forse non credevi in Dio, e forse invece portavi una piccola croce di rame a un cordino di seta?
Chi sei, come ti chiami, quanti anni hai? Non ho visto la tua faccia, e non la vedrò.
Forse essa ricorda le facce di quelli che batterono le bande di Kolciak in Siberia? O, in qualche tratto, tu ricordi coloro che sono caduti a Domlupinar?
O somigli a Robespierre? Non hai udito il mio nome, e non l'udrai.
Tra noi due, fratello, ci sono i mari e i monti, e le mie maledette catene, e le prescrizioni del comitato di non intervento... Non posso venire da te, non posso mandarti di qui né una cassa di cartucce né uova né un paio di calze di lana...
So che in questo gelo i tuoi piedi nudi, là, alle porte di Madrid, come due bimbi gelano al vento...
E so che tutto ciò che in questo mondo c'è di grande e di bello, tutto ciò che sarà fatto dagli uomini, tutta la Verità futura e la Grandezza, che io aspetto con tanta ansia nel cuore, tutto questo riluce nei tuoi occhi, sentinella mia, stanotte alle porte di Madrid...
E so che oggi non posso, come non potei ieri e non potrò domani, fare nient'altro che pensare a te e amarti.
La tua anima è un fiume, mio amore scorre in alto tra le montagne tra le montagne verso la piana verso la piana senza poterla raggiungere senza raggiungere il sonno dei salici piangenti la quiete dei larghi archi di ponte dell’erbe acquatiche dell’anatre della testa verde senza raggiungere la dolcezza triste delle superfici piane senza raggiungere i campi di grano al chiaro di luna scorre verso la piana scorre in alto tra le montagne il sole azzurro delle nevi delle montagne scorre schiumeggiando mescolando nel fondo le pietre nere con quelle bianche scorre coi suoi pesci che nuotano contro corrente vigili nelle curve s’inabissa e s’inalbera pazza del proprio fragore scorre in alto tra le montagne tra le montagne verso la piana verso la piana inseguendola senza poterla raggiungere.
In questa notte d'autunno sono pieno delle tue parole parole eterne come il tempo come la materia parole pesanti come la mano scintillanti come le stelle. Dalla tua testa dalla tua carne dal tuo cuore mi sono giunte le tue parole le tue parole cariche di te le tue parole, madre le tue parole, amore le tue parole, amica Erano tristi, amare erano allegre, piene di speranza erano coraggiose, eroiche le tue parole erano uomini.
Ti sei stancata di portare il mio peso ti sei stancata delle mie mani dei miei occhi della mia ombra dei miei tradimenti le mie parole erano incendi le mie parole erano pozzi profondi le mie parole erano stanchezza, noia serale, un giorno improvvisamente sentirai dentro di te il peso dei miei passi che si allontanano esitando quel peso sarà quello più grave.