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Scritta da: mor-joy

Rinascita

Da anni più nessuno si è occupato del giardino.
Eppure
quest'anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all'inferriata – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori... tanto che la donna uscì
di nuovo
a dare l'acqua col suo vecchio annaffiatoio
di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile.
E il giardino
la nascose fino alle spalle, l'abbracciò,
la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno
in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l'annaffiatoio
ascendere al cielo
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce
dell'annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento,
sulle labbra.
Ghiannis Ritsos
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    Il tuo corpo tagliato
    da una lama di luce –
    per metà carne,
    per metà ricordo.

    Illuminazione obliqua,
    il grande letto
    intero,
    il tepore lontano,
    e la coperta rossa.

    Chiudo la porta,
    chiudo le finestre.
    Vento con vento.
    Unione inespugnabile.

    Con la bocca piena
    di un boccone di notte.
    Ahi, l'amore.
    Ghiannis Ritsos
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Sera grigia

      Mi duole in petto la bellezza: mi dolgono
      le luci
      nel pomeriggio arrugginito; mi duole
      questo colore sulla nube – viola plumbeo
      viola repellente; il mezzo anello della luna
      che brilla appena – mi duole. Passò un
      battello.
      Una barca; i remi; gli innamorati; il tempo.
      I ragazzi di ieri sono invecchiati. Non
      tornerai indietro.
      Serata grigia, luna sottile, – mi fa male
      il tempo.
      Ghiannis Ritsos
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Le cose elementari

        In modo maldestro, con ago grosso, con
        filo grosso,
        si attacca i bottoni della giacca. Parla da
        solo:

        Hai mangiato il tuo pane? Hai dormito
        tranquillo?
        Hai potuto parlare? Tendere la mano?
        Ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
        Hai sorriso al bussare della porta?

        Se la morte c'è sempre, è la seconda.
        La libertà sempre è la prima.
        Ghiannis Ritsos
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Addii

          Grandi stanze di vecchie case avite
          di provincia
          piene di fischi di navi lontane, piene
          di spenti rintocchi di campane
          e di battiti profondi
          d'orologi antichissimi. Nessuno abita
          piú qui dentro
          eccetto le ombre, e un violino appeso
          al muro,
          e le banconote fuori corso sparse
          sulle poltrone
          e sul letto largo con la coperta gialla.
          Di notte
          scende la luna, passa davanti
          agli specchi esanimi
          e coi gesti piú lenti rassetta dietro
          i vetri
          i fischi d'addio delle navi affondate.
          Ghiannis Ritsos
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato, tutti
            addensati nel tuo corpo. O, tu carnale Diotima
            nel gran simposio dei Greci. Se ne sono andate le flautiste,
            se ne sono andati filosofi e poeti. I begli efebi dormono già
            lontano, nei dormitori della luna. Tu sei sola
            nella mia preghiera innalzata. Un sandalo bianco
            dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia. Sei l'oblio assoluto:
            sei il ricordo assoluto. Sei la non incrinata fragilità. Fa giorno.
            Fichidindia carnosi scagliati dalle rocce. Un sole rosa
            immobile sul mare di Monemvasià. La nostra duplice ombra
            si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,
            coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino. O, carnale Diotima,
            tu che mi hai partorito e che ho partorito, è ora
            che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo. Davvero, non scordare
            quando vai al mercato di comprare mele in abbondanza,
            non quelle d'oro delle Esperidi, ma quelle grosse e rosse che quando affondi
            nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,
            come l'eternità sui libri, pieno di vita il tuo sorriso.
            Ghiannis Ritsos
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