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Le migliori poesie di Ghiannis Ritsos

Questo autore lo trovi anche in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Silvana Stremiz
Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato, tutti
addensati nel tuo corpo. O, tu carnale Diotima
nel gran simposio dei Greci. Se ne sono andate le flautiste,
se ne sono andati filosofi e poeti. I begli efebi dormono già
lontano, nei dormitori della luna. Tu sei sola
nella mia preghiera innalzata. Un sandalo bianco
dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia. Sei l'oblio assoluto:
sei il ricordo assoluto. Sei la non incrinata fragilità. Fa giorno.
Fichidindia carnosi scagliati dalle rocce. Un sole rosa
immobile sul mare di Monemvasià. La nostra duplice ombra
si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,
coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino. O, carnale Diotima,
tu che mi hai partorito e che ho partorito, è ora
che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo. Davvero, non scordare
quando vai al mercato di comprare mele in abbondanza,
non quelle d'oro delle Esperidi, ma quelle grosse e rosse che quando affondi
nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,
come l'eternità sui libri, pieno di vita il tuo sorriso.
Ghiannis Ritsos
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    Scritta da: mor-joy

    Rinascita

    Da anni più nessuno si è occupato del giardino.
    Eppure
    quest'anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
    è divampato tutto fino all'inferriata – mille rose,
    mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
    viola, arancione, verde, rosso e giallo,
    colori... tanto che la donna uscì
    di nuovo
    a dare l'acqua col suo vecchio annaffiatoio
    di nuovo bella,
    serena, con una convinzione indefinibile.
    E il giardino
    la nascose fino alle spalle, l'abbracciò,
    la conquistò tutta;
    la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno
    in punto, vedemmo
    il giardino e la donna con l'annaffiatoio
    ascendere al cielo
    e mentre guardavamo in alto, alcune gocce
    dell'annaffiatoio
    ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento,
    sulle labbra.
    Ghiannis Ritsos
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Sera grigia

      Mi duole in petto la bellezza: mi dolgono
      le luci
      nel pomeriggio arrugginito; mi duole
      questo colore sulla nube – viola plumbeo
      viola repellente; il mezzo anello della luna
      che brilla appena – mi duole. Passò un
      battello.
      Una barca; i remi; gli innamorati; il tempo.
      I ragazzi di ieri sono invecchiati. Non
      tornerai indietro.
      Serata grigia, luna sottile, – mi fa male
      il tempo.
      Ghiannis Ritsos
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Le cose elementari

        In modo maldestro, con ago grosso, con
        filo grosso,
        si attacca i bottoni della giacca. Parla da
        solo:

        Hai mangiato il tuo pane? Hai dormito
        tranquillo?
        Hai potuto parlare? Tendere la mano?
        Ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
        Hai sorriso al bussare della porta?

        Se la morte c'è sempre, è la seconda.
        La libertà sempre è la prima.
        Ghiannis Ritsos
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          Il tuo corpo tagliato
          da una lama di luce –
          per metà carne,
          per metà ricordo.

          Illuminazione obliqua,
          il grande letto
          intero,
          il tepore lontano,
          e la coperta rossa.

          Chiudo la porta,
          chiudo le finestre.
          Vento con vento.
          Unione inespugnabile.

          Con la bocca piena
          di un boccone di notte.
          Ahi, l'amore.
          Ghiannis Ritsos
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