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Scritta da: Andrea De Candia
La sacra notte all'orizzonte è sorta
e il consolante, grato giorno
ha rotolato quasi velo d'oro,
velo gettato sull'abisso. Come
visione è dileguato il mondo esterno...
E l'uomo ormai, quale orfanello privo
di ricetto, sta nudo ed impotente,
a faccia a faccia con il nero abisso.

Ed è a se stesso abbandonato, il senno
annullato, il pensiero derelitto;
nell'anima sua propria inabissato,
né di fuori è sostegno né confine...
Ed ogni cosa luminosa e viva
gli pare adesso trapassato sogno...
E nel notturno, estraneo, indecifrato
conosce egli il retaggio familiare.
Fëdor Ivanovic Tjutcev
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