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Scritta da: Violina Sirola

Un poète

Un poète
c'est un être unique
a des tas d'exemplaires
Qui ne pense qu'en vers
Et n'écrit qu'en musique
Sur de sujet divers
De rouges ou des verts
Mais toujours magnifiques

Un poeta
è un essere unico
In tanti esemplari
Che pensa solamente in versi
e non scrive che in musica
Su soggetti diversi
Sia rossi che verdi
Ma sempre magnifici.
Boris Vian
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    Distruggono il mondo

    Distruggono il mondo
    in pezzettini
    distruggono il mondo
    a colpi di martello
    ma è lo stesso per me
    è proprio lo stesso
    ne resta abbastanza per me
    ne resta abbastanza
    basta che io ami
    una piuma azzurra
    un sentiero di sabbia
    un uccellino pauroso
    basta che ami
    un filo d'erba sottile
    una goccia di rugiada
    un grillo di bosco
    massì possono distruggere il mondo
    in pezzettini
    ne resta abbastanza per me
    ne resta abbastanza
    avrò sempre un po' d'aria
    un filino di vita
    nell'occhio un barbaglio di luce
    e il vento tra le ortiche
    e anche e anche
    se mi sbattono in prigione
    ne resta abbastanza per me
    ne resta abbastanza
    basta che io ami
    questa pietra corrosa
    questi ganci di ferro
    dove spiccia un filo di sangue
    io l'amo io l'amo
    la superficie consumata del mio letto
    il saccone e la lettiera
    la polvere del sole
    amo lo spioncino che s'apre
    gli uomini che sono entrati
    che avanzano che mi trascinano via
    ritrovare la via del mondo
    e ritrovare il colore
    amo questi due lunghi travi
    questa lama triangolare
    questi signori vestiti di nero
    mi fanno la festa e ne sono fiero
    io l'amo io l'amo
    questo paniere riempito di suoni
    dove metterò a posto la testa
    oh io l'amo per davvero
    basta che io ami
    un breve filo d'erba azzurra
    una goccia di rugiada
    un amore d'uccellino pauroso
    distruggono il mondo
    con i loro martelli pesanti
    ne resta abbastanza per me
    ne resta abbastanza cuor mio.
    Boris Vian
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      Morirò di cancro alla colonna vertebrale

      Morirò di cancro alla colonna vertebrale
      Accadrà una sera orribile
      Chiara, calda, profumata, sensuale,
      Morirò della putrefazione
      Di certe cellule poco conosciute
      Morirò per una gamba amputata
      Da un topo gigante sbucato da una fogna gigante
      Morirò di cento tagli
      Il cielo mi sarà caduto addosso
      Fracassandosi come una vetrata pesante
      Che farà scoppiare le mie orecchie
      Morirò di ferite segrete
      Inflitte alle due del mattino
      Da assassini vaghi e calvi
      Morirò senza accorgermi
      Di morire, morirò
      Sepolto sotto le rovine secche
      Di mille metri di cotone sprofondato
      Morirò annegato nell'olio di spurgo
      Calpestato da bestie indifferenti
      E, subito dopo, da bestie differenti
      Morirò nudo, o vestito di tela rossa
      O cucito in un sacco con delle lame di rasoio
      Morirò forse senza preoccuparmi
      Di verniciare le unghie delle dita dei piedi
      E di lacrime piene le mani
      E di lacrime piene le mani
      Morirò quando scolleranno
      Le mie palpebre sotto il sole arrabbiato
      Quando mi diranno lentamente
      Delle cattiverie all'orecchio
      Morirò nel vedere torturare bambini
      E uomini sbigottiti e lividi
      Morirò mangiato vivo
      Dai vermi, morirò
      Con le mani attaccate sotto una cascata
      Morirò bruciato in un incendio triste
      Morirò un poco, molto,
      Senza passione, ma con interesse
      E poi quando tutto sarà finito
      Morirò.
      Boris Vian
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        Perché vivo

        Perché vivo
        Perché vivo
        Per la gamba gialla
        D'una donna bionda
        Appoggiata al muro
        In pieno sole
        Per la vela gonfia
        Di un battello del porto
        Per l'ombra delle tende
        Il caffè ghiacciato
        Che si beve con la cannuccia
        per toccare la sabbia
        Vedere il fondo dell'acqua
        Che diventa così azzurro
        Che discende tanto in basso
        Con i calmi pesci
        Pascolanti sul fondo
        Che si librano sopra
        I capelli delle alghe
        Come uccelli lenti
        Come uccelli azzurri
        perché vivo
        Perché è bello.
        Boris Vian
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          Lei sarebbe là, così pesante

          Lei sarebbe là, così pesante
          Con il suo ventre di ferro
          E le sue balze di latta
          I suoi tubi di acqua e di febbre
          Lei correva sui suoi binari
          Come la morte alla guerra
          Come l'ombra negli occhi
          C'è tanto lavoro
          Tanti e tanti colpi di lima
          Tanta pena e tanto dolore
          Tanta collera e tanto ardore
          E ci sono tanti anni
          Tante visioni sovrapposte
          Di volontà accumulata
          Di ferite e di orgogli
          Metallo strappato al suolo
          Martirizzato dalla fiamma
          Piegato, tormentato, crepato
          Ritorto a forma di sogno
          C'è il sudore delle generazioni
          Chiuso in questa gabbia
          Dieci e centomila anni di attesa
          E di stupidaggine vinta
          Se restasse
          Un uccello
          E una locomotiva
          Ed io solo nel deserto
          Con l'uccello e l'affare
          E se dicessero scegli
          Che farei, che farei
          Avrebbe un becco sottile
          Come si addice ai passerotti
          Due bottoni brillanti agli occhi
          Un piccolo ventre rotondo
          Lo terrei nella mia mano
          Ed il suo cuore batterebbe veloce
          Tutt'intorno la fine del mondo
          In duecentododici episodi
          Avrebbe piume grige
          Un po' di ruggine sullo sterno
          E le sue fini zampette secche
          Spilli inguainati di pelle
          Andiamo, che cosa salvereste
          Poiché bisogna che tutto muoia
          Ma per i vostri leali servizi
          Vi si lascia conservare
          Un unico campione
          Locomotiva o uccello
          Riprendere tutto dall'inizio
          Tutti questi pesanti segreti perduti
          Tutta la scienza demolita
          Se io lascio la macchina
          Ma le sue piume sono così fini
          Ed il suo cuore batterebbe così veloce
          Che io mi terrei l'uccello.
          Boris Vian
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            Voglio una vita a forma di spina

            Voglio una vita a forma di spina
            Su un piatto azzurro
            Voglio una vita a forma di cosa
            Sul fondo di un coso solitario
            Voglio una vita a forma di sabbia fra le mani
            A forma di pane verde o di brocca
            A forma di molle ciabatta
            A forma di "dirindindina"
            Di spazzacamino o di lillà
            Di terra piena di sassi
            Di barbiere selvaggio o di piumino folle
            Voglio una vita a forma di te
            Ed io l'ho, ma non mi basta ancora
            Non sono mai contento.
            Boris Vian
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