Scritta da: Silvana Stremiz

A quelli nati dopo di noi

Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?

È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato. (Quando cessa la mia fortuna sono perso)

Mi dicono: mangia e bevi! Accontentati perché hai!
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!

Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c'era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
anche l'odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l'uomo è amico dell'uomo
ricordate noi
Con indulgenza.
Bertolt Brecht
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    Ricordo di Mary A.

    Un giorno di settembre, il mese azzurro,
    tranquillo sotto un giovane susino
    io tenni l'amor mio pallido e quieto
    tra le mie braccia come un dolce sogno.
    E su di noi nel bel cielo d'estate
    c'era una nube ch'io mirai a lungo:
    bianchissima nell'alto si perdeva
    e quando riguardai era sparita.

    E da quel giorno molte molte lune
    trascorsero nuotando per il cielo.
    Forse i susini ormai sono abbattuti:
    Tu chiedi che ne è di quell'amore?
    Questo ti dico: più non lo ricordo.
    E pure certo, so cosa intendi.
    Pure il suo volto più non lo rammento,
    questo rammento: l'ho baciato un giorno.

    Ed anche il bacio avrei dimenticato
    senza la nube apparsa su nel cielo.
    Questa ricordo e non potrò scordare:
    era molto bianca e veniva giù dall'alto.
    Forse i susini fioriscono ancora
    e quella donna ha forse sette figli,
    ma quella nuvola fiorì solo un istante
    e quando riguardai sparì nel vento.
    Bertolt Brecht
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      Scritta da: Dario Coia

      Generale, il tuo carro armato

      Generale, il tuo carro armato è una macchina potente

      spiana un bosco e sfracella cento uomini.
      Ma ha un difetto:
      ha bisogno di un carrista.

      Generale, il tuo bombardiere è potente.
      Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
      Ma ha un difetto:
      ha bisogno di un meccanico.

      Generale, l'uomo fa di tutto.
      Può volare e può uccidere.
      Ma ha un difetto:
      può pensare.
      Bertolt Brecht
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Tempi brutti per la poesia

        Sì, lo so: solo il felice
        È amato. La sua voce
        È ascoltata con piacere. La sua faccia è bella.

        L'albero deforme nel cortile
        È frutto del terreno cattivo, ma
        Quelli che passano gli danno dello storpio
        E hanno ragione.

        Le barche verdi e le vele allegre della baia
        Io non le vedo. Soprattutto
        Vedo la rete strappata del pescatore.
        Perché parlo solo del fatto
        Che la colona quarantenne cammina in modo curvo?
        I seni delle ragazze
        Sono caldi come sempre.

        Una rima in una mia canzone
        Mi sembrerebbe quasi una spavalderia.

        In me si combattono
        L'entusiasmo per il melo in fiore
        E il terrore per i discorsi dell'imbianchino. *
        Ma solo il secondo
        Mi spinge alla scrivania.

        * Con "l'imbianchino" Brecht si riferisce a Hitler.
        Bertolt Brecht
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Ho sentito che non volete imparare niente

          Ho sentito che non volete imparare niente.
          Deduco: siete milionari.
          Il vostro futuro è assicurato - esso è
          Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
          Hanno fatto sì che i vostri piedi
          Non urtino nessuna pietra. Allora non devi
          Imparare niente. Così come sei
          Puoi rimanere.

          E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi,
          Come ho sentito, sono insicuri
          Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
          Ciò che devi fare affinché stiate bene.
          Essi hanno letto i libri di quelli
          Che sanno le verità
          Che hanno validità in tutti i tempi
          E le ricette che aiutano sempre.

          Dato che ci sono così tanti che pensano per te
          Non devi muovere un dito.
          Però, se non fosse così
          Allora dovresti studiare.
          Bertolt Brecht
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            L'uomo che impara

            Prima costruii sulla sabbia,
            poi costruii sulla roccia.
            Quando la roccia crollò
            non ho più costruito su nulla.
            Poi ancora talvolta costruivo
            su sabbia e roccia, come capitava, ma
            avevo imparato.

            Coloro ai quali affidavo la lettera
            la buttavano via.
            Ma chi non curavo
            me la riportava.
            Allora ho imparato.

            Le mie disposizioni non furono rispettate.
            Quando giunsi, m'avvidi
            che erano sbagliate.
            Era stato fatto
            quel che era giusto.
            Così ho imparato.

            Le cicatrici dolgono
            nel tempo di gelo.
            Ma spesso dico: solo la fossa
            non m'insegnerà più nulla.
            Bertolt Brecht
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              Scritta da: Eclissi

              Lode del dubbio

              Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
              serenamente e con rispetto chi
              come moneta infida pesa la vostra parola!
              Vorrei che foste accorti, che non deste
              con troppa fiducia la vostra parola.

              Leggete la storia e guardate
              in fuga furiosa invincibili eserciti.
              In ogni luogo
              fortezze indistruttibili rovinano e
              anche se innumerabile era l'armata salpando,
              le navi che tornarono
              le si poté contare.
              Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
              e giunse una nave alla fine
              dell'infinito mare.

              Oh bello lo scuoter del capo
              su verità incontestabili!
              Oh il coraggioso medico che cura
              l'ammalato senza speranza!

              Ma d'ogni dubbio il più bello
              è quando coloro che sono
              senza fede, senza forza, levano il capo e
              alla forza dei loro oppressori
              non credono più!

              Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
              Quante vittime costò!
              Com'era difficile accorgersi
              che fosse così e non diverso!
              Con un respiro di sollievo un giorno
              un uomo nel libro del sapere lo scrisse.

              Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
              ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza
              e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
              Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
              che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
              E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
              gravemente cancella quella tesi.

              Intronato dagli ordini, passato alla visita
              d'idoneità da barbuti medici, ispezionato
              da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
              da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
              un libro redatto da Iddio in persona,
              erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
              che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
              nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
              Veramente gli è difficile
              dubitare di questo mondo.
              Madido di sudore si curva l'uomo
              che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.

              Ma sgobba madido di sudore anche l'uomo
              che la propria casa si costruisce.
              Sono coloro che non riflettono, a non
              dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
              infallibile il loro giudizio.
              Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
              Se occorre, tanto peggio per i fatti.
              La pazienza che han con se stessi
              è sconfinata. Gli argomenti
              li odono con gli orecchi della spia.

              Con coloro che non riflettono e mai dubitano
              si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
              Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
              per schivare la decisione. Le teste
              le usano solo per scuoterle. Con aria grave
              mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
              Sotto l'ascia dell'assassino
              si chiedono se anch'egli non sia un uomo.

              Dopo aver rilevato, mormorando,
              che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
              La loro attività consiste nell'oscillare.
              Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.

              Certo, se il dubbio lodate
              non lodate però
              quel dubbio che è disperazione!
              Che giova poter dubitare, a colui
              che non riesce a decidersi!
              Può sbagliare ad agire
              chi di motivi troppo scarsi si contenta!
              Ma inattivo rimane nel pericolo
              chi di troppi ha bisogno.

              Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
              che tale sei, perché hai dubitato
              delle guide! E dunque a chi è guidato
              permetti il dubbio!
              Bertolt Brecht
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