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Poesie di Arturo Onofri

Poeta, nato martedì 15 settembre 1885 a Roma (Italia), morto martedì 25 dicembre 1928 a Roma (Italia)

Scritta da: Andrea De Candia
Ecco il ritmo frenetico del sangue,
quando gli azzurri tuonano a distesa,
e qualsiasi colore si fa fiamma
nell'urlo delle tempie.
Ecco il cuor mio nella selvaggia ebbrezza
di svincolare in esseri le forme
disincantate a vortice di danza.
Ecco i visi risolti in fiabe d'oro
e in lievi organi d'ali.
Ecco gli alberi in forsennate lingue
contorcersi, balzar fra scoppiettii
di verdi fiamme dalla terra urlante.
E fra l'altre manie del mezzogiorno,
ecco me, congelato in stella fissa,
ch'esaspero l'antica aria di piaghe
metalliche, sull'erba di corallo.
(Pulsa il fianco del mare sul granito
come un trotto infinito di cavallo).
Arturo Onofri
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    Scritta da: Andrea De Candia
    Follia fantasmagorica si desta
    lungo i pendii, che l'erba umida aggrazia
    di chiari lampi, suscitando a festa
    lo sdraio enorme della terra sazia.

    Sui tronchi levigati a cartapesta
    Merli-automi, con estasi che strazia
    di passione, urlano pace e siesta
    alle fontane mute, ora in disgrazia.

    E dal voluttuoso stiramento
    del mezzogiorno, che ha sbavato d'oro
    il guanciale dei prati, esce un lamento.

    L'anima in nostalgia spia di straforo
    curve rosee di nuvole, che il vento
    va palpeggiando col suo brio sonoro.
    Arturo Onofri
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      Scritta da: Andrea De Candia
      Letargie della nostra anima antica
      hanno forme di sogni in fiorellini
      sbocciati lungo i prati e sulle siepi.
      Da un muoversi animali, scesi stelle
      ora create in dorsi di velluto,
      sulla lapidea terra arde una luce
      che sveglia morituri estri gelati
      (d'un pensiero prigione) all'adorante
      fuoco di carità per ogni vita.
      Dal consistere in sé degli affioranti
      continenti, che il mare orla di suono,
      s'erge il defunto scheletro nell'alveo
      del mio plastico sangue, in forma d'uomo.
      In quest'ossa ond'io voglio vincolarmi
      alla terrestrità del minerale
      per indurlo ad alzarsi aria-acqua-fuoco,
      in queste ossa, ora terra, parleranno
      le parole di Cristo, vincitrici
      della morte e del mondo in membra d'oro.
      Arturo Onofri
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        Scritta da: Andrea De Candia
        Nella spera del sole, intenerite
        per l'azzurro mattino che le imbeve,
        s'affollano le prime margherite
        a infoltir di freschezza questa lieve
        ripa, che si fa prato
        pel verde che le è nato.

        Labili suoni, che la luce informa
        in fantasie fiorite ora dal suolo
        svelano che la terra, benché dorma
        già primaverilmente, esala il volo
        dei suoi sognanti amori
        che diventano fiori;

        mentre le nubi in molli atteggiamenti
        imitano d'amplessi e baci d'aria
        le loro stesse curve sorridenti
        sdraiate in quella nudità plenaria
        cui non si danno veli
        nel talamo dei cieli.
        Arturo Onofri
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          Scritta da: Andrea De Candia
          Somiglia a un desiderio musicale
          questo prato ammirevole di fiori.
          E i suoi riposi, usciti nella luce
          primaverile della nostra gioia,
          respirano silenzi, innamorati
          dei sentori dell'erba: erba che sogna
          d'abbracciarsi all'ignuda aria distesa
          fra le corolle offerte della terra
          come labbra che il sole apre di baci.
          I pensieri di musica, taciuti
          quasi un pudore della primavera,
          nascondono di fiori le sue curve
          voluttuose, che la nube imita
          nei suoi diafani seni galleggianti.
          Si trasformano in spazio di silenzio
          melodioso in bei capricci d'oro
          ond'ella di soppiatto si vagheggia
          negli amplessi che sognano essere donna,
          benché la terra maschilmente soffra
          nell'attesa che l'uomo la sollevi.
          Arturo Onofri
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            Scritta da: Andrea De Candia
            Lungo gli omeri scende la fontana
            del tuo sorriso luminoso, in forma
            di dolcezza materna tutta umana,
            quando il nostro-volerti più non dorma.

            Ogni male, ogni morbo si risana
            sotto i tuoi piedi, la cui fulgida orma
            perdura anche se tu sii già lontana
            in virtù della tua fulminea norma.

            L'atto benedicente, che sorregge
            con le tue mani il tuo divino figlio,
            è amore che sorpassa ogni altra legge.

            È lui la carità di tutti i mondi
            che, in questo terreo militante esiglio,
            al nostro involontario petto infondi.
            Arturo Onofri
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              Scritta da: Andrea De Candia
              Elastica figura di certezza
              muove il muto linguaggio dei tuoi gesti
              di donna, come fremiti celesti
              in passi alati, sulla terra grezza.

              Il tuo segreto eroico è luce avvezza
              a un sacrificio, in cui tu, dea, pur resti
              forma di fluida musica, fra questi
              nostri orgasmi d'ucciderti in ebbrezza.

              Sei nata grazia dolce, semichiusa
              in vaste curve d'oro in movimento,
              per poterne affiorare: angelo, musa.

              E in ogni cenno irraggi il tuo mistero
              d'esserti qui votata al salvamento
              di colui che vuol teco ergersi intorno.
              Arturo Onofri
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                Scritta da: Andrea De Candia
                Chi veglia, ad ali tese, il nero disco
                del sole? Un'armonia danno le sfere
                che fa zuffa d'unisoni: polvisco
                di musiche, ove parla ogni tacere.

                "Il silenzio dei mondi io confluisco
                (l'angelo intona) e qui dal mio volere,
                insito all'entità del verbo prisco,
                dò voci d'astri, d'alberi, di fiere."

                Ondeggiano le voci, più che umane,
                in torrenti di luce e di calore,
                per nutrirci di sé, più che del pane.

                Ma ben poco in un petto ne risuona,
                ché il più trapassa muto le insonore
                tenebre nostre, alzate uomo in persona.
                Arturo Onofri
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                  Scritta da: Andrea De Candia
                  Le curve della tua statura bianca,
                  negli andamenti snelli delle gambe,
                  son procinto di voli; e d'anca in anca
                  il passo non si spicca via, ma lambe
                  l'erba con fluidi rivoli
                  di sole, su cui scivoli,
                  staccandoti ora a dritta ed ora a manca
                  dal suolo che ti stanca.
                  Un ritmo di movenze ardue, stellari,
                  benché frammisto a trascinii di rettile,
                  s'imprime entro i tuoi lombi involontari,
                  in voci chiuse; e tu, angelo, emettile
                  nei tuoi passi felici
                  in cui tacendo dici
                  che il cielo, anche se in cicli millenari,
                  muove teco, alla pari.
                  Arturo Onofri
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