Nell'anticamera del cuore vuoto

Nell'anticamera del cuore vuoto,
immobile una vetusta signora
silenziosa ho visto aspettare.
Strano, è incomprensibile
non ha fretta di entrare!
Uno sbirciare dalla toppa
di tanto in tanto,
poi quella assenza di impazienza,
che tanto stride
con il concitato correre
della gente per la vita,
va convincendomi
che la nera velata che fuori sosta
attender più non debba.
Apro la porta e gentile
con un mezzo inchino
nella stanza dei miei silenzi l'accolgo.
-Venga Signora, dica pure...-
-Guardi se ha da fare
non importa passerò altro giorno,
sa, ho tanti impegni!-
Lei, è stato molto gentile,
non tutti, è vero, come lei,
sono ben disposti a darmi udienza
ed io ben so apprezzare il gesto suo!
Molti vedendomi orribile
e disadorna, fuggir vorrebbero,
intimoriti e pavidi, inventano
mille scuse per mandarmi via!
I suoi occhi non vedo
in fuga o rabbrividire,
né pugno minaccioso a me rivolto
dà spavento a questa Falciatrice
sempre in pena per compito ingrato che il fato le ha assegnato.
Si lo so, son buia e cupa, cieca,
di mezze parole, nessuno mi parla
se non con voce roca, solo cuori
già impietriti io trovo; qualcuno,
una volta..., ora ricordo, mi disse
che ben più accetta sarei stata
se depliant avessi distribuito
pubblicizzando crociere per paesi
dove le notti hanno sapore di risveglio
e da mattina a sera sulle nuvole si vola.
Io, in quei paradisi non sono mai stata
e, se qualcuno, mi avesse chiesto
garanzie sulla veridicità dell'offerta,
onesta, non avrei saputo che dire.
Ma non mi faccia essere prolissa,
io non sono avvezza agli sproloqui,
più trattenermi non posso,
a malincuore... devo andare!
Quando pur dovrò tornare
ricorderò della sua accoglienza,
lei è uno dei pochi che, nel vedermi,
disumanamente non mi ha
sul grugno la porta sprangata!
Arrivederci, arrivederci...-
Incredulo e stupito da un siffatto
personaggio, richiusa l'altra porta
ritorno con un sorriso alla vita.
Angelo Michele Cozza
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    Io ti parlo

    Io ti parlo,
    ma la voce
    devia e non ti tocca!

    Volo sulla tua bocca
    ma ritraendoti io cado.

    Come anello ti cerca il mio dito
    ma nel tuo cerchio non si infila.

    Luce, fuggi dai miei occhi
    lasciandoli all'oscuro.

    Ruscello che corri, in pozze
    ristagni le mie acque.

    Percorro le tue strade
    ma ai miei passi le sbarri.

    Ti vengo incontro
    ma non ti scorgo.

    Accatasto sogni
    e tu li bruci.

    Cerco il tuo pieno
    e mi offri il tuo vuoto.

    Ah... se per una volta sola
    il cuore mi toccassi:
    sentiresti, incredula,
    quanto un'ustione bruci!
    Angelo Michele Cozza
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      Ci saremmo dovuti incontrare prima o poi

      Ci saremmo dovuti incontrare
      prima o poi da qualche parte,
      era questo il nostro accordo.
      Se saresti tu venuta da me
      o io da te, non ricordo.
      Creduli, a noi stessi l'avevamo promesso,
      quasi a fugare il timore malamente celato
      che forse ciò non sarebbe più potuto accadere.
      Io lo pensavo e tu non lo dicevi
      che se ogni falda è prosciugata
      in pozza d'acqua morta
      l'acqua non torna mai più chiara.
      Estinta, or tu sei sotto una croce
      io a temere per questa mia vita
      che poco amo e a malincuore abbraccio
      vuoto ad altro vuoto si aggiunge
      vero e duro è: ammetterlo!
      Si cresce di dolore se si scurisce
      la linea all'orizzonte a cui guardi
      e così si ruzzola ad ogni oscuramento;
      viene un soffio gelido in una corte
      vi passa e strappa foglie morte,
      tu guardi e con il cuore in lacrime
      ripensi ad ogni affetto perduto.
      Appena ieri, con un nodo alla gola,
      ho dovuto prendere atto
      che ci saremmo riabbracciati
      solo nel ricordo.
      Oggi festosa ad altra vita,
      tra volte stellate, anima tu torni.
      Si apre un solco nel cielo e vi passi;
      il virgineo tuo candore impallidisce
      quello alato della schiera che ti aspetta.
      Lassù, già addolcita e conquista
      il tuo sguardo casto l'infinito indifferente.
      Per intero percorso il calvario dei giorni,
      distaccatasi da questo mondo,
      colomba t'aggiri per elisie sfere
      sgombra di pena e di dolore
      dimentica dell'immeritato male
      che la vita con accanimento ti addusse.
      Ieri notte, sai io che così di rado
      sono visitato dal sogno, tua madre
      ho rivisto come se fosse stata reale:
      con un sorriso, più ampio e solare
      di quelli che in cuore conservo
      da quando era viva, mi ha detto
      che tu già preghi per noi,
      per noi che canne al vento
      frali e ondulanti restiamo, qui,
      sul ciglio romito di un presente
      che scoscende e tra indifferenza e stagioni
      al sole e all'ombra si consuma.
      Oh povere stente strozzate parole,
      balbuzie che dir vorrebbero e... non sanno!
      Angelo Michele Cozza
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        Quando con le sue mareggiate

        Quando con le sue mareggiate
        uomo tristezza ti palleggia
        venuto meno il pericolo di dire
        parole indurite a chicchessia
        accorrono e fanno ressa nugoli
        di pensieri che non puoi fermare.
        Progetti e ricordi, in gran pompa
        sfilano e ti danzano intorno;
        ti rivestono con le loro trame
        li odi e ti mozzano il fiato:
        tu, chiudi gli occhi e non dici parola.
        Ieri, oggi, domani... gli sterili figli
        della nostra vita mortale,
        i fantasmi del nostro durare
        che ci ricatturano con le loro storie!
        Come lontani spari in giorno
        di festa che l'occhio non vede
        il cuore che batte e spera
        il rimbombo ne ascolta.
        Velleità, ideali pagliuzze accese,
        faville che pur rivivono nelle pupille
        espulse da neonati vagheggi
        nel silenzio chi sa dove
        frottole andranno a morire!
        Cederesti del tutto. Poi,
        improvviso si spezza il cerchio
        attorno a cui giri senza saperlo
        rinvieni e ritrovi il respiro.
        Pacato, dentro più non ti guardi,
        riprendi il tuo ritmo umano...
        Ma lo scontento ben presto riparla,
        allarga le braccia e ti viene incontro
        di te ancora prende possesso, ti fa suo!
        Cessa l'interiore sciabordio:
        ozia l'ora e si annera il tempo;
        spogliato rimani di ogni senso.
        Dimesso, tra scherni di ombre
        che covano fredde sere future
        riarso ripensi alla vita che passa...
        alla speranza che al limite
        vana ti consuma rigonfio d'illusioni.
        E mentre più accidiato temi
        gli sfasci che il vuoto perpetua
        riascolti i passi dei nemico che conosci
        il niente e la morte.
        Tra scaglie e pietre arse,
        assetato di sereno essere
        pure ritorni a cercare una polla
        per dissetare la speranza
        che domani ritrovi un altro te stesso.
        Angelo Michele Cozza
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          Se mai ce ne fosse bisogno

          Se mai ce ne fosse bisogno
          compiaciuta spendi a mio favore
          qualche frizzante e olezzante parola
          quando interrogata da civettuole
          di me lontano a caso racconti:
          nel totale, poi sai non sarò
          così diverso da come mi vuoi.
          A chi non sa nulla di noi
          e non è toccato da amore
          mostra che giusto avevano visto
          i nostri cuori, che un miracolo
          esistenziale, tardivo e raro,
          pur è possibile per chi spera.
          Ben di rado ci è consentito
          ribaltare un destino franato
          ma testimonia che ancor talvolta
          è possibile che una bottiglia vuota
          si riempia e disseti una vita
          che anche gli uccelli di malaugurio
          possono essere smentiti
          quando pregni di sicumera
          cianciano che da una pozza torbida
          mai si può attingere acqua chiara.
          -Chi da luce rischia il buio!-
          proclamò un poeta
          correremo questo rischio
          improvvisata dicitrice
          tanti curiosi poi lasceremo
          a bocca chiusa e con un palmo di naso.
          Angelo Michele Cozza
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