Scritto da: Gerardo Migliaccio
Si può ammettere che il destino sia un fatto legato ad azioni e pensieri condivisi e che siano certamente spinti da una forza originata da un organismo vivo, una risultante chiamata vita, la quale come risaputo, è sempre stata una lotta per la sopravvivenza, una rigenerante di azioni di recupero della specie di appartenenza, che muta e si adatta permanentemente.

Quello che non si può dire è che il destino sia il frutto di un caso, poiché le azioni e le reazioni ad esso correlate, hanno un inizio di partenza, che vede nel pensiero e nell'azione, la sua volontà iniziatica.

Il pensiero a sua volta nasce dalla necessità di trovare una soluzione per recuperare la vita, e per non cessare la stessa, usa l'azione.
La conclusione è:
l'equilibrio tra forze si placano nel momento della massima quiete, dove cioè il tutto e fermo ed in equilibrio statico, un tutto che fa la differenza tra esistere in vita - cioè azioni e forze - e, l'opposto in morte - e cioè il nulla.

È il pieno contro il vuoto, l'esistenza contro l'essenza.

Qualcuno lo chiamo fede, altri Dio o creatore, qualcuno lo chiama - appunto - il destino, qualcuno lo chiama carma.

Io preferisco chiamarlo amore e piacere di esserci.

Anche questo non basta, infatti per esserci, ed essere certi di esserci, occorre un altra esistenza in vita che ti può confermare la tua esistenza, poiché tu da solo non hai termini di paragone.

Ed ecco rivelato l'enigma del destino, due vite che si incontrano confermano già tutto, hanno due possibilità:
o vivere o morire?

È una lotta per raggiungere un equilibrio.

La pace.

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