Scritto da: Fragolosa67
La formazione:
Scrivere del sistema salute, della medicina, significa anche parlare inevitabilmente di formazione.
Questa parola se la pronunciamo forse a qualcuno non dice nulla. A me apre un mondo. Anzi ad essere precisi un universo. Formazione è molto di più di un insieme di corsi programmati per gli addetti ai lavori. È progresso, sviluppo, scienza al servizio dell'uomo. Una ricchezza grande che bisogna essere capaci di gestire ed amministrare per poter essere competitivi in quello che oggi è il mercato della salute. Parlare di mercato non vuole essere un dispregiativo della branca medica che vive uno stato di giovinezza rispetto alle altre scienze ed è in via di sviluppo e progresso ogni giorno. Oggi la medicina è mercato perché muove grandi capitali che sono la colonna portante dei colossi farmaceutici e delle ditte sanitarie ad esso correlate. La sanità oltre che dare un servizio e creare conoscenze in tutti i settori coinvolti, ha al suo attivo milioni di professionisti che in esso operano e per essa vivono. La medicina quindi non è solo malattia ma anche conoscenza, tecnologia avanzata, chimica. In una parola Sviluppo.
Comprendere questa verità vuol dire non dimenticarsi che come per l'illuminismo, al centro della scena non c'è la cura ma l'uomo da curare per restituire con il proprio servizio progressista, la salute a tutti i cittadini e dove non si può avere cure appropriate, riuscire a rendere la qualità della vita il più vivibile possibile secondo gli standard comuni. Oggi un paziente cronico che mantiene un grado di controllo della patologia allo stato stazionario, può essere considerato come l'uomo sano. La medicina ha sviluppato molti percorsi e ha preso autostrade che portano ad abbattere la soglia del dolore e a restituire la vita dove un tempo era insostenibile anche la possibilità di provarci. Dietro di noi ci sono molti fallimenti. È vero. Ma per ogni fallimento ci sono state ulteriori conquiste. La medicina nell'era dei Personal Computer può e deve dimostrare ai nuovi addetti ai lavori che sono tenuti a sostenerla, che ancora c'è un campo da esplorare e da risolvere. La malattia è qualcosa di infinito ma la cura oggi è quasi una certezza.
La formazione deve essere tutelata per permettere il continuo sviluppo della civiltà e creare così in concerto con le case farmaceutiche che ci sostengono, tipi di terapie sempre più innovativi. I farmaci che oggi abbiamo in un prontuario, sono davvero molti e si aggiungono ai macchinari che riportano benessere a chi ha urgenza di avere un aiuto concreto.
È importante per ogni singolo individuo che partecipa a questo contesto lavorativo, collaborare in primis e rendersi protagonista delle varie esperienze professionali che lo attraversano, dando in cambio un impegno sincero ed efficace. Non possiamo non partecipare con il nostro genio allo sviluppo di quella che è la creatura di tutti noi. Il sistema salute. Esserci con il cuore e con la mente significa collaborare ad avere un mondo migliore. La formazione è dunque principio comunitario individuale nell'impegno ma, sociale nello sviluppo. Ogni uomo ha bisogno di te mi verrebbe da dire a chi opera da poco all'interno di un contesto medico e l'augurio che potrei fargli è di essere un vincente.
Questo mio pensare era il pensiero condiviso di chi in questo momento storico si trova ad esercitare con passione e dedizione la sua attività in un ospedale come professionista sanitario impegnato e diligente. Alcuni di loro però, colpiti da vessazione, non hanno più la grinta giusta per credere di esserci per il bene dell'uomo. La routine e i soliti interventi sugli anziani, il non essere mai preso in considerazione, può sfociare in insoddisfazione professionale e a perderci alla fine è la sanità tutta. Il paziente ha l'arma chiamata urp che se sembra restituire inizialmente la soddisfazione di aver colpito un medico, di contro, egli ha minato la carriera dello stesso e il suo entusiasmo.
L'entusiasmo in ogni professione è fondamentale. Cementa la squadra e rende migliore e curioso l'ambiente. Dove c'è curiosità e impegno oltre al gioco di squadra c'è armonia e formazione.
Infatti, la vera formazione è direttamente sul campo. La crea l'esperienza. La squadra che partecipa all'innovazione durante un intervento difficile domani sarà lo staff che salva uomini in modo costante e routinario ma dinamico.
Rompere questo meccanismo per fare emergere i medici politicizzati toglie alla società questa e altre verità. La formazione è come ho dichiarato prima, una dinamicità continua che tende con la conoscenza a sviluppare tutti quei meccanismi che portano l'uomo ad essere al centro di ogni cosa. Protagonista indiscusso del tempo e dello spazio.
Parlando di professioni sanitarie sarei riduttiva se mi fermassi alla sola medicina fatta di medici ed infermieri. La sanità è fatta di uomini che sono portatori di svariate conoscenze ma solo alcuni sono tutelati e presi in considerazione. Un tempo, se una persona voleva studiare e garantiva con le sue competenze la sua fame di conoscenza per crearne servizio sociale, era presa in considerazione e gli venivano messi a disposizione le agevolazioni necessarie per crescere.
Dopo gli anni novanta, studiare è diventato monopolio di alcuni perché il concetto di conoscenza, sapere e ricchezza umana si è trasformato in: nascondere la conoscenza significa non permettere ad alcune persone di ostacolare chi ho scelto nella scalata carrieristica perché i posti sono riservati ad una elite di persone. Ci vuole un permesso per aggiornarsi su competenze solo ed esclusivamente per comprendere le dinamicità del proprio ruolo e spesso a torto sono negate.
Chi ha competenze superiori, spesso non le ha avute grazie agli incentivi interni ma ha speso denari ingenti studiando privatamente. I corsi ci sono e a mio avviso sono mal gestiti.
Se una persona mostra competenze precise può essere messo a sostegno della persona privilegiata ma ad un certo punto viene spostata o denigrata per non dargli modo di continuare.
L'apprendimento delle mansioni routinarie, mette la persona che vive di privilegi nella condizione di vivere delle nozioni che ha capito o di effettuare costanti copia ed incolla e beneficiare del lavoro preciso e metodico di chi, è riuscito a fornire strumenti di lavoro anche creandoli dal suo genio e non solo grazie a corsi privati frequentati in periodi diversi al tempo dell'assunzione. Ai veri professionisti di qualunque branca sanitaria si attuano, in contesti di questo tipo che si vengono a creare, forme repressive date dalla diffamazione sul lavoro che essi svolgono. Ad un certo punto, l'obbiettivo del privilegiato e mostrarsi per ottenere meriti che non sono realmente suoi.
La nuova organizzazione formativa non aiuta a realizzare i comportamenti illuminati che ho citato ed è diventata non motivo di eccellenza ma attività di salumiere come dichiara spesso il direttore di formazione xxx quando si presenta.
Mi spiace e vorrei che la trasformazione sanitaria partisse da qui. La Formazione deve essere attiva e dare sostegno ed impulso a tutte le professioni in modo incisivo. Non è un luogo per vendere affettati ma di confronto.
Trovo inutile che ci siano insegnanti che mostrano una ricerca impostata su slide e perché ricoprono ruoli di primo ordine, si sentono in dovere di dimostrare la loro incapacità leggendo direttamente quanto da loro preparato, senza mostrare l'assimilazione vera dei contenuti.
Come non considero un vero attestato qualcosa che ottengo per presenza avvenuta e in due minuti tutti copiano le risposte dall'unico che ha capito qualcosa.
Eppure molti hanno collezionato questi pezzi di carta e se ne vantano. Essi sono solo documenti di referenza per vincere concorsi spesso truccati o pilotati.
Un insegnante che prende 25euro l'ora, non mi può spiegare le cose tentennando nella sua insicurezza. Il maestro è un educatore e non ha paura di educare gli altri al sapere che è la sua dote più grande.
Non ho trovato giusto che chi ha studiato una certa materia non lavorando presso un dipartimento, non può avere accesso all'aggiornamento di quanto sa, che comunque viene proposto come corso di settore.
In caso di emergenza si fa richiesta di un dipendente esterno qualificato e non si prevede che all'interno dell'Ente ci sono profili adeguati a ricoprire il ruolo richiesto a concorso.
Questo comportamento penalizza il dipendente che deve tornare a confrontarsi nel mercato del lavoro e lavorando nel posto pubblico perde molte delle sue competenze acquisite. La formazione è una libertà che permette scelte diverse.
Se prendiamo un dipendente pubblico da un mucchio qualsiasi di persone e prendiamo un dipendente che ha lavorato nell'ambiente privato ma che si sono istruiti allo stesso modo almeno 20 anni prima; messi entrambi in condizione di precarietà, l'impiegato che ha lavorato nel settore privato ha dei requisiti che l'altro non ha più. Primo fra tutte le competenze varie e la capacità di mettere in campo la sua professionalità nel contesto pubblico e privato.
Egli si adatta meglio e conosce applicativi e norme perché è rimasto attivo all'interno del suo esercizio. Durante i venti anni maturati nel settore privato, è stato disposto in vari settori ed ha acquisito una professionalità notevole. Ha studiato una seconda lingua che ancora conosce ed è disposto ad ogni attività relativa il suo settore.
Il dipendente pubblico spesso ha cambiato solo due settori lavorativi. Se osteggiato passa da un settore all'altro ma svolge sempre la stessa cosa. Al massimo perde delle competenze ed esegue lavori più semplici. Molti evitano di riferire incongruità nell'esercizio del loro operato per non essere presi di mira ed eseguono lavori routinari anche per vari livelli. Imparano ad avere momenti di pausa, mantengono i rapporti di interesse con i colleghi e fanno frequenti doni al coordinatore per conservare la propria serenità.
Se questa persona esce da questo contesto, è penalizzata nel mondo del lavoro perché subisce il confronto con impiegati con gli stessi titoli che hanno maturato esperienze più avvincenti.
Il dipendente privato conosce normative recenti e le debolezze dei sistemi che hanno usato mentre l'impiegato pubblico non è aggiornato adeguatamente e si è dimenticato la seconda lingua malgrado abbia speso un capitale per apprenderla.
La formazione dei due individui è differente e il primo se lo richiede partecipa ai corsi aziendali e ha delle agevolazioni se propone innovazione all'interno del contesto. Può richiedere l'immissione di programmi da lui ideati per beneficiare i colleghi. La paga è diversa e alcuni hanno privilegi per andare a lavorare all'estero. Il capo, può prevedere viaggi estivi all'estero per incentivare l'uso della seconda lingua. Il dipendente pubblico non ha tutto questo. Chi rischia di rimanere disoccupato con dolo fra i due in caso di provvedimento di licenziamento improvviso è il dipendente pubblico.
1 Di fatto, ogni individuo che dopo molti anni di servizio lascia l'ambiente pubblico inevitabilmente se non è stato investito da comportamenti di privilegio e perde il titolo di dipendente pubblico, ha sempre un dolo di immagine e di conoscenza scolastica e professionale spesso pilotata dall'organizzazione in essere. Il sistema non permette ad un individuo che occupa un posto pubblico di crescere nelle sue competenze e non lo mette nella condizione di avere più denari e la possibilità di essere libero di decidere strade diverse a lui più confacenti.
2 Solo chi ha denaro sufficiente che non è dato dal guadagno e i raccomandati o chi fa i corsi di aggiornamento di reparto finanziato dalle case farmaceutiche, ha l'aggiornamento specifico non sempre ottimale perché si chiede la partecipazione e le risposte a delle domande che non tutti comprendono. L'attestato di presenza comunque viene considerato formazione effettiva potenziale. Nessuno è libero di partecipare a corsi specializzati di aggiornamento che sono attivi all'interno dell'azienda e l'organizzazione non promuove questi corsi liberi a tutti in orari serali o pomeridiani. Il dipendente comune è coperto di un dolo del patrimonio formativo e se messo alla porta, non avendo opportunità di lavoro, se non ha i soldi che gli vengono per giunta ridotti e a rischio di fame e/o suicidio.
3 l'organizzazione sanitaria in genere, ha l'obbligo morale di investire sugli uomini perché ha la titolarità del loro benessere. Deve salvaguardare la centralità del singolo restituendogli con la dignità, il rispetto e la conservazione e il favoreggiamento delle conoscenze: la libertà individuale che si riflette in ambito sociale.
La gestione del personale ottimale a mio avviso è garantita da un buon sviluppo delle competenze date dalla formazione in campo, dalla variazione delle opere da svolgere anche in contesti diversi per trasferimento e soprattutto dalla disciplina educativa che perfeziona, crea confronto e permette l'individuazione all'interno del gruppo di lavoro delle eccellenze che non solo devono essere considerate, ma spinte a dare ad altre le informazioni che servono a sviluppare nuove forme di governo della qualità del servizio.
Proprio come si comporta un chirurgo in sala quando opera con una tecnica nuova e poi la divulga. Questo comportamento vecchio ma sempre innovativo, permette reali avanzamenti di carriera e dimissioni volontarie.
Perché cercare all'esterno del contesto persone di competenza ed efficienza comprovata quando le stesse si possono costruire all'interno dando possibilità e premio agli aventi diritto?

La formazione che vorrei è libera ma organizzata. Con tavolo di confronto e corsi mirati a permettere la continua conoscenza ravvivata nel tempo a scelta del dipendente che diventa l'utente che crea informazione ma anche nella sua complicità, rinnovamento e libertà-.
Composto domenica 19 luglio 2015

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