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Accalcati nello spazio angusto di vecchi barconi, riscaldati dal solo calore del sangue, fra pianti di madri, grida di bambini sofferenti e silenzi assordanti di uomini inghiottiti dalle acque, sfidano l'immensità del mare. Alle loro spalle, le immagini sfocate dei fuochi della guerra, nei loro occhi la speranza di scorgere, tra il buio e la tempesta, la luce di un faro.
Composta giovedì 1 dicembre 2016

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    Commenti

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    7
    postato da Pomes, il
    Grazie Marianna
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    postato da , il
    Speranza, sofferenza e libertà. Che il faro si accenda davanti ad una emergenza così grande, uscendo dall'ombra dell'indifferenza. Complimenti bel componimento! :)
    5
    postato da , il
    scrivo cose dure ma la verità è dura per antonomasia .  Cri .
    4
    postato da , il
    Vincenzo scrivi cose molto dure, ma ahimè non posso darti torto sulle tue previsioni. Sicuramente meglio soffrire la fame che fare parte di una società disumana, ma sopratutto subirla!
    Voglio sperare che qualcosa cambi nella storia, e che cose di questo genere non accadano più! MA SPERARE NON BASTA :(
    3
    postato da , il
    E' un abbaglio Cri. Come lo fu per moltissimi altri .
      la crudeltà che troveranno nel nostro " mondo occidentale " è ben peggiore di quella che c'è dalle loro parti.
    ma non lo sanno . Ci vorrà qualche generazione , poi saranno come noi ....    disumani... che è molto peggio che soffrire la fame .

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