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Scritta da: Luisa Marcangeli
Un aforisma non deve necessariamente essere vero, ma deve superare la verità.

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    Scritta da: Luisa Marcangeli
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    venerdì 4 gennaio 2013

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    27
    postato da , il
    Ci sono persone che non si farebbero consigliare neanche in punto di morte, ce ne sono altre invece che prima di procedere hanno bisogno di riscontri da esperienze altrui.
    Chi ama il rischio opta per il primo, chi non ama le sorprese opta per il secondo.
    26
    postato da , il
    Per Vincenzo: anche io, dovendo scegliere tra i due, avrei scelto il secondo, sicuramente meno ingannevole. Credo che anche Abigaille e Ignazio avrebbero fatto la stessa scelta. Questione di fiuto.  : ))
    25
    postato da , il
    Per Margherita: i due aforismi di cui alle "buste" 1 e 2 non sono entrambi veri, ma entrambi falsi,  cioè ingannevoli, perché ciascuno di essi propina la propria conclusione per verità assoluta. Questa caratteristica è propria di TUTTI gli aforismi.
    Ma dove si trova il falso?
    Esso di solito si annida proprio là dove l'aforisma nega di "pescare", cioè nel luogo comune.
    Quanto al primo aforisma, ciò che trae in inganno è la contrapposizione: esperienze proprie -parole altrui. Già Il vissuto viene infatti (a torto) ritenuto dalla maggior parte della gente molto più importante di ciò che si sia appreso ma non vissuto (parole). Qualsiasi muratore ritiene, ad esempio, di valere tanto quanto un ingegnere, perché lui ha usato e sa usare calce e mattoni, mentre  l'ingegnere è un teorico che da solo non riuscirebbe a tirar su neanche una cuccia per cani. Se poi il vissuto-praticaccia lo chiamiamo col nobile termine di "esperienza", e il non vissuto (ma letto, ascoltato o studiato) lo chiamiamo "parole", e per giunta adorniamo i due termini dell'antinomia "proprio"- "altrui", l'inganno è servito. Mentre la VERITA' è (come al solito) molto più nuda: RIFLETTERE E' UTILE, e basta. Se poi la riflessione riguardi esperienze o parole, proprie od altrui, nulla cambia. Tanto è vero ciò, che vi è molta gente che sbaglia e poi ricade sempre nello stesso errore; e non fa esperienza (malgrado il vissuto più volte) solo perché non riflette.
        Quanto alla "busta n.2", l'inganno è nella contrapposizione tra la "breve vita" di un solo uomo e i "milioni di vite" tradottesi in libri. Ciò che conta infatti è, anche qui, la riflessione sul vissuto o sull'appreso, e la massima potrebbe con maggiore verità (ma con minore "effetto scenico") essere ridotta a "trai profitto dalle idee ed esperienze altrui", senza considerazioni attinenti al numero delle vite.
         Orbene, se riduciamo i due aforismi "ai minimi termini", cessa tra essi ogni contrapposizione, e potremo dire senza tema di smentita: Rifletti sempre, sia sulle tue idee ed esperienze personali, sia sulle idee ed esperienze altrui".
         Ma non avremmo detto "nulla di nuovo", mancherebbe l' "effetto scenico" dell'aforisma: non potremmo fregiarci del titolo di "aforisti"  (quanto è b+r+u+t+t+o questo neologismo: aforista"), ma solo di quello di onesti pensatori, titolo che - si sa - non fa spettacolo e quindi non interessa a nessuno.  : ))
    24
    postato da , il
    ...L'aforisma sconfina... nelle persone.   : ))
    23
    postato da , il
    Non esiste un aforisma giusto o uno sbagliato, oppure uno vero o uno falso, dipende da chi legge.
    Un'aforisma sul non rubare, per esempio, può essere vero per me e allo stesso tempo falso per un ladro.
    L'aforisma sconfina nell'etica delle persone.

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