in Frasi & Aforismi (Comportamento)
Nessuna parola gridata può superare il suono assordante di uno sguardo.
Composta giovedì 28 luglio 2011
Nessuna parola gridata può superare il suono assordante di uno sguardo.
La normalità è del presente, reagire sensatamente è razionale, reagire esageratamente è stressante, reagire con accanimento è da stupidi, reagire con reazione è da pazzi, non reagendo affatto si è sull'orlo del baratro.
I fatti parlano più delle parole...
Il perdono è il più grande dono di libertà al cuore.
O fai buon uso del tuo tempo o il tuo tempo fa un pessimo uso di te.
Ci sono persone che non amano risolvere vecchi problemi; preferiscono crearne di nuovi.
Non dobbiamo mai fermarci al linguaggio del viso per scoprire una persona, ma dobbiamo allungare il passo per arrivare a conoscere le espressioni del cuore.
Il viso può indossare una maschera, il cuore cammina sempre a viso scoperto.
C'è chi ti usa come valvola di sfogo ai suoi problemi, chi fa divenire un'arma impropria il tuo inchiostro per truffare gli altri, chi ti sfoggia in oro come simbolo di potere, chi ti rosicchia perché con te non ha un buon rapporto, chi si illude che tu faccia il suo lavoro, ma solo una mente pura come quella di un bambino ti usa per quello che sei... una penna.
Figli di nessuno
(come il buon padre di famiglia)
Che padre è colui che dilapida le fortune dei suoi figli,
che a tavola invita coloro che non dovrebbe invitare,
che fomenta lo scontro tra chi dovrebbe amare,
che insegna ciò che non dovrebbe insegnare.
Che padre è colui che non incoraggia i figli con coraggio a proseguire,
che non accudisce il figlio più debole che dovrebbe accudire,
che nella famiglia punisce la sua parte migliore e non trae esempio da chi la vita gli ha voluto donare.
Che padre è chi non ricorda quel che il destino gli ha voluto affidare,
che non interpreta i sogni di chi vuol farsi guidare,
che pensa: - Il mio tempo è prezioso, quello dei miei figli è giusto sprecare-,
che non ricorda ciò che era e non sa più dove deve andare.
Che padre è se alla fine padre vuol farsi chiamare, ma non ha coscienza di ciò che in coscienza dovrebbe fare.
In fondo dico a voi:
chiamatelo pure,
chiamatelo pure un po' come vi pare,
ma per chiamarsi "Stato",
se lo dovrebbe meritare.
L'irriconoscenza è specchio di ignobile egoismo.