Scritta da: Silvana Stremiz
Sono sempre con me stesso, e sono io che sono il mio torturatore.
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Sono sempre con me stesso, e sono io che sono il mio torturatore.
Malgrado la solitudine, o in conseguenza della solitudine, la sua vita era molto piena.
Quando in arte si sono sfruttate tutte le combinazioni della fantasia, si torna alla natura.
Lui scriveva e pensava, sentendo la dolcezza della presenza di Kitty. Non aveva abbandonato le sue occupazioni per l'azienda né il libro che stava scrivendo; ma, come prima queste cose gli parevano insignificanti a paragone del buio che avvolgeva tutta la sua vita, ora egualmente gli parevano piccole e misere a paragone di quella grande luce di gioia che inondava la sua vita presente. Seguitava a occuparsene, non più per sfuggire alla vita, ma perché la vita non fosse troppo uniformemente luminosa.
Ancora molti anni dopo, ripensando a quello sguardo pieno d'amore con cui lei l'aveva guardato e a cui lui non aveva dato risposta, il suo cuore sarebbe stato trafitto da una tormentosa vergogna.
Non c'era bisogno di chiedergli perché fosse lì. Era certa, come fosse lui stesso a dirglielo, che era lì per essere dov'era lei.
Ognuno, se sapesse quel che i medici fanno, gli cederebbe volentieri la metà dei propri beni, a patto che non si accostassero mai troppo.
La vendetta della storia è più terribile della vendetta del segretario generale più potente.
"Sì, tutto è stato come non avrebbe dovuto essere", si disse, "ma non importa. Si può, si può fare come dovrebbe essere. Ma come dovrebbe essere?" Sì domandò, e improvvisamente tacque.
Chi conosce e ama soltanto la propria moglie, conosce meglio le donne di chi ne ha conosciute mille.