Scritta da: Bramante
Dissonanti amanti
offendono l'amore
che consumano nei pianti
e imprigionano le ali
nei letti senza cuore
stanchi dei rimpianti
dimenticano il dolore
che attende di risorgere

Menti chiuse dentro scrigni
di sangue e di velluto
di perle senza luce
inabissate da vergogne
che schiacciano le teste
portano via le vite nei silenzi
annodano la luce che si sbroglia

Amanti andati e poi perduti
Sono alberi senza radici
che mai saranno liberi
Un'onda che regge a stento
ma s'affonda senza vento.
Anonimo
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    Selvalta

    È più allettante della repentina pietra
    scagliata impetuosamente nel placo mare
    più gentil del ramo di ciliegio,
    che, aspettando l'estate lievemente si dondola.
    E nella dolce brina mattiniera,
    appare incostante
    come vita vissuta.
    Agisce veemente come un raggio di luce,
    ma svanisce diletta come sole al tramonto.
    Può questa essere
    l'emozione provante di fronte agli occhi della donna che irradia l'essenza.
    Anonimo
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      Scritta da: Syndy Arts

      La leggenda delle zeppole di San Giuseppe

      La bottega era in fondo alla via,
      tutti quanti sapevano dove.
      Fa Giuseppe: "Adorata Maria,
      molto presto sarà il diciannove;

      vola il tempo, a gran passi s'appresta.
      Invitiamo qui a casa gli amici.
      È il mio nome, lo sai; la mia festa.
      Che ti pare, Marì? Che ne dici?"

      Alza gli occhi Maria dal ricamo,
      risplendenti di grazia divina.
      "Peppe mio, tu lo sai quanto t'amo,
      però sono un disastro, in cucina.

      Ti ricordi dell'ultima volta?
      Mi ci sono davvero impegnata,
      ma mi venne uno schifo, la torta,
      e alla fine l'abbiamo buttata.

      Ma stavolta andrà meglio, lo sento,
      lo vedrai: non ti dico di più.
      Voglio farti davvero contento,
      con il nostro figliolo Gesù!"

      E così ci provò. Poveretta,
      ben tre giorni passò a cucinare,
      ma non era una cuoca provetta
      (era molto più brava a pregare).

      Questa volta riuscì! Nella stanza
      in cui stava la Sacra Famiglia
      si diffuse una dolce fragranza.
      Che languore! Che gran meraviglia!

      Su un vassoio fan mostra di sé
      (beh, Maria, certe volte sei in vena!)
      Zeppoloni di pasta bignè
      ben guarniti di crema e amarena.

      San Giuseppe però storce il naso.
      "Moglie mia, chi può averti aiutato?
      Non mi dire che è frutto del caso;
      tu lo sai, la menzogna è peccato.

      E non fare quel viso contrito!
      Dai, sorridi, mia cara Maria:
      l'aiutante, l'ho bell'e capito,
      si nasconde costì, in casa mia.

      Vieni qua, figlio mio, fatti avanti.
      I miracoli son limitati,
      vanno usati per cose importanti;
      se li impieghi così, son sprecati!"

      Ma Gesù, ch'era ancora un bambino
      lo guardò con grandissimo amore,
      e gli disse: "Mio caro papino,
      stai facendo – perdona – un errore:

      questa zeppola dolce, squisita
      da gustare in un giorno di festa
      rende un poco migliore la vita:
      la magia quotidiana è anche questa.

      È un miracolo lieve, leggero;
      una semplice, morbida cosa,
      che anche al giorno più cupo e nero
      dà una piccola mano di rosa".

      Il papà sentì in gola un magone.
      "Caro figlio, non critico più.
      Su'sti zeppole hai proprio ragione:
      io sò Santo, ma tu sì Gesù!"
      Anonimo
      Composta mercoledì 17 marzo 2010
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