Questo sito contribuisce alla audience di

Selvalta

È più allettante della repentina pietra
scagliata impetuosamente nel placo mare
più gentil del ramo di ciliegio,
che, aspettando l'estate lievemente si dondola.
E nella dolce brina mattiniera,
appare incostante
come vita vissuta.
Agisce veemente come un raggio di luce,
ma svanisce diletta come sole al tramonto.
Può questa essere
l'emozione provante di fronte agli occhi della donna che irradia l'essenza.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Bramante
    Dissonanti amanti
    offendono l'amore
    che consumano nei pianti
    e imprigionano le ali
    nei letti senza cuore
    stanchi dei rimpianti
    dimenticano il dolore
    che attende di risorgere

    Menti chiuse dentro scrigni
    di sangue e di velluto
    di perle senza luce
    inabissate da vergogne
    che schiacciano le teste
    portano via le vite nei silenzi
    annodano la luce che si sbroglia

    Amanti andati e poi perduti
    Sono alberi senza radici
    che mai saranno liberi
    Un'onda che regge a stento
    ma s'affonda senza vento.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Kain

      La notte

      La notte è giunta sul suo mare calmo della sera,
      cullata da timidi pensieri e da dolci venti,
      cullato dal mio star lì a cercare parole,
      io che ho coltivato i miei sospiri accarezzati
      dalle timide notti, che nascondevano il mio rossore,
      io che avverto il mio cuore
      che come un piccolo pulcino appena nato
      scalpita a piccoli fremiti e mi fa sospirare...
      e mi lascio cullare dal tiepido cantar
      delle notti senza fine e dei dolci
      sussurri della vita.
      Composta domenica 18 luglio 2010
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Syndy Arts

        La leggenda delle zeppole di San Giuseppe

        La bottega era in fondo alla via,
        tutti quanti sapevano dove.
        Fa Giuseppe: "Adorata Maria,
        molto presto sarà il diciannove;

        vola il tempo, a gran passi s'appresta.
        Invitiamo qui a casa gli amici.
        È il mio nome, lo sai; la mia festa.
        Che ti pare, Marì? Che ne dici?"

        Alza gli occhi Maria dal ricamo,
        risplendenti di grazia divina.
        "Peppe mio, tu lo sai quanto t'amo,
        però sono un disastro, in cucina.

        Ti ricordi dell'ultima volta?
        Mi ci sono davvero impegnata,
        ma mi venne uno schifo, la torta,
        e alla fine l'abbiamo buttata.

        Ma stavolta andrà meglio, lo sento,
        lo vedrai: non ti dico di più.
        Voglio farti davvero contento,
        con il nostro figliolo Gesù!"

        E così ci provò. Poveretta,
        ben tre giorni passò a cucinare,
        ma non era una cuoca provetta
        (era molto più brava a pregare).

        Questa volta riuscì! Nella stanza
        in cui stava la Sacra Famiglia
        si diffuse una dolce fragranza.
        Che languore! Che gran meraviglia!

        Su un vassoio fan mostra di sé
        (beh, Maria, certe volte sei in vena!)
        Zeppoloni di pasta bignè
        ben guarniti di crema e amarena.

        San Giuseppe però storce il naso.
        "Moglie mia, chi può averti aiutato?
        Non mi dire che è frutto del caso;
        tu lo sai, la menzogna è peccato.

        E non fare quel viso contrito!
        Dai, sorridi, mia cara Maria:
        l'aiutante, l'ho bell'e capito,
        si nasconde costì, in casa mia.

        Vieni qua, figlio mio, fatti avanti.
        I miracoli son limitati,
        vanno usati per cose importanti;
        se li impieghi così, son sprecati!"

        Ma Gesù, ch'era ancora un bambino
        lo guardò con grandissimo amore,
        e gli disse: "Mio caro papino,
        stai facendo – perdona – un errore:

        questa zeppola dolce, squisita
        da gustare in un giorno di festa
        rende un poco migliore la vita:
        la magia quotidiana è anche questa.

        È un miracolo lieve, leggero;
        una semplice, morbida cosa,
        che anche al giorno più cupo e nero
        dà una piccola mano di rosa".

        Il papà sentì in gola un magone.
        "Caro figlio, non critico più.
        Su'sti zeppole hai proprio ragione:
        io sò Santo, ma tu sì Gesù!"
        Composta mercoledì 17 marzo 2010
        Vota la poesia: Commenta