"An-archico" significa "senza capo", senza "primus inter pares", senza comando dall'alto ("top-down"), senza governo verticistico, organigrammatico, piramidale. Invece Noam Chomsky e il Ben Cash di Mortensen hanno 3 e 6 figli, cioè sono dei capifamiglia, dunque "Captain Fantastic" affronta "temi stimolanti" ("thought-provoking themes") giusto per la delirante contraddittorietà dei presupposti. E siccom'il film potrebbe ancor'essere un minimo destabilizzante, se n'azzer'il sé-dicente potenzial'esplosivo tranquillizzando l'incompetenza ideologica del pubblico indie, mainstream e festivaliero (ha vinto a Cannes la sezione "Un Certain Regard" per la miglior regia) con l'accomodante resa finale. "Utopia dei nostagic'idealisti"? L'immaginazione al podere.
Nello specifico, è da una vita che si ripet'il tentativo di sostituir'i genitori con la comunità e l'affido collettivistico. L'esito è stato diametralment'oppost'alle aspettative: il familiarismo è così dilagato da far nascere le nuove "famigli'estese o allargate", dov'i putèi si trovano con almeno due coppie genitoriali e chissà quant'altre imbàstardite relazioni fra i legami biologici coi consanguinei e i non biologici con quell'acquisiti.
"Una sproporzione tremenda tra l'ambizioni e gl'esiti", "tram'assurda compres'un colpo di scena ancor più ridìcolo della premessa", "chiusura d'una trilogia su vita & morte nel rapporto genitore-figlio dopo 'Alla ricerca della felicità' e 'Sette Anime'", con Will Smith che s'autoproduce un film più mucciniano dello stesso Muccino, un'elaborazione del lutto "maneggiata con tale superficialità da rappresentare un’operazione che si squalifica da sé, così bramosa di strappare lacrim'e consensi" e "con morale natalizia che prevede la somma scoperta della «bellezza collaterale, il legame profondo con tutte le cose»", "classico film che si presta più alla raccolta d'aforismi da schiaffare s'un social a caso, alcuni smielati altri semplicemente sciocchi", "impianto scomodamente teatrale, sagra del dolore che si fa intrattenimento, col cast più blasonato ma peggio impiegato dell'anno", twist "deliranti, schizofrenici, paradossali e retorici". In casi come questo i recensori non indugian'ad accettar'il guanto della sfida col regista e lo sceneggiatore, un David Frankel e un Allan Loeb dalle filmografie orripilanti, e rivaleggiano a chi le spara più grosse. Stavolta direi ch'i "professional reviewers" abbiano stravinto, e di sicuro non è un complimento. Almeno Frankel un paio di punti a proprio favore ce li ha: ammette che su questioni esistenziali di portata simile abbiano fallito tutti, dagl'artisti alla scienza, dalle religioni a qualsiasi altra "cretinata intellettualoide" (certo: compresa la sua ch'oscilla fra Dickens e Capra), e "la pomposa pretesa di star viaggiando al di sopra della media delle riflessioni" che si limit'a un accenno, l'“Hegel Theater Company” chiamat'a incarnare le 3 Moire Cloto (l'amore), Lachesi (il tempo) e Atropo (la morte). Senonché ha fallito pur'Hegel, l'ha riconosciuto nel suo libro postumo "Lezioni sulla filosofia della storia". C'è chi continu'a cercar'e sperimentare, ma nel frattempo che si fa? Frankel offr'il suo contentino, e un banale palliativo è sempre meglio di niente.
Per gli studi gestaltici di Köhler, dinanzi a un ostacolo esiste non solo la possibilità della paralisi o del fallimentare tentativo frontale, ma pure del suo aggiramento ("detour", "Umweg[e]" , “roundabout way[s]”), che tuttavia esige una fase d'allontanamento dall'obiettivo, una dilazione del comportamento consumatorio a favore d'un incremento del comportamento di ricerca. In teoria tutto vero, bello e giusto, in pratica la vita sfianca e sfinisce ben prima. Gl'unici "survival movies" decenti sono quelli in cui ciò viene mostrato.
9 anni e 1 mese fa
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E purtroppo non ancora i dinomauri?
Nello specifico, è da una vita che si ripet'il tentativo di sostituir'i genitori con la comunità e l'affido collettivistico. L'esito è stato diametralment'oppost'alle aspettative: il familiarismo è così dilagato da far nascere le nuove "famigli'estese o allargate", dov'i putèi si trovano con almeno due coppie genitoriali e chissà quant'altre imbàstardite relazioni fra i legami biologici coi consanguinei e i non biologici con quell'acquisiti.
2) Nel 2009 su The Guardian il filosofo Simon Critchley ha usato questa frase per spiegare Heidegger.
3) Idem il filosofo tedesco Collmer nel suo dialogo con Krieger e Manzarek.
4) Ma è stato Ernst Bloch ne Il principio speranza ad anticipare il nesso fra gettatezza nel mondo e vita da cani: "Non tollera una vita da cani, che si senta solo passivamente gettata in un'esistenza non capita nei suoi intenti o addirittura riconosciuta per miserabile" (Sie erträgt kein Hundeleben, das sich ins Seiende nur passiv geworfen fühlt, in undurchschautes, gar jämmerlich anerkanntes).