Scritto da: Tommaso Mazzoni

Uomo nudo


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...con minore disperazione, è duplice per ogni uomo: un primo è l'espressione dell'arte, con cui ci si illude di essere contornati da espressioni di vita superiore alla nostra, costruite ad arte (scusate il bisticcio, ma che non è proprio del tutto tale). Ed anche un artista non è escluso da questa sensazione, sia entro i confini dell'arte propria in cui si distingue, in cui, anche se inconfessatamente, è costretto a sospettare o ad ammettere almeno a se stesso che qualcun altro possa essere arrivato più in alto di lui; sia in altre espressioni di arte, in cui lo stesso artista non si è cimentato e in cui non si ritrovi.

Il secondo rifugio è nell'anima "(Il Rifugio nell'Anima" è peraltro il titolo di un altro mio libro del 1979). In questo secondo rifugio sopraggiunge, e si può instaurare, la speranza in un'altra vita, più elevata di quella che sta vivendo, affrancata, svincolata da ogni ambascia, da ogni affanno terreno. L'uomo può giungere a sopportare ogni sorta di angheria, di sopruso, d'ingiustizia, speranzoso, appunto, in virtù della fiducia derivata da quella forma di fede, grazie alla quale tutto il male, tutte le negatività saranno compensate nella vita che continuerà ad esistere ... [segue »]
Composto mercoledì 30 ottobre 1996

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    Scritto da: Tommaso Mazzoni
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    (1) - "(...)è come se un cane speculasse sulla mente di Newton, ha detto Nietzsche. E anche Virginia Woolf ci dice, riferendosi però alla morte di Goldie Lowes Dickinson: (...)potremmo essere come vermi schiacciati da una macchina; che cosa sa il verme della macchina, di come è fatta? Può darsi che una ragione ci sia; se c'è, non è una ragione che noi, in quanto
    esseri umani, possiamo afferrare". La citazione l'aggiunsi alla lirica "Il mio Gattino", nel mio libro dal titolo "Il Rifugio nell'Anima"; qui l'ho riportata per comodità di comprensione.
    (2) - Da tutte le fedi confessate, alcune - forse le più affini fra di loro - furono definite, relegate (da relìgo) entro quella che fu chiamata religione, dal predetto verbo latino. Le altre fedi non definite si trovarono perciò fuori, al disopra di quella sorta di contenitore. In altre parole, superstavano. È derivato da questo verbo il sostantivo "superstizione" (latino superstitio, che al plurale, superstitiones, significava peraltro anche "usanze religiose non romane".
    (3) - Del resto, come attendersi una risposta da me? Newton perlomeno è riuscito a arrampicarsi sulle spalle di qualche "gigante", evidentemente. Al contrario, le mie "mani", e non solo queste, mi sono toccate alquanto debolucce...
    Se il discorso sui giganti non risultasse chiaro, vi ricordo quanto, il 5 febbraio 1675, Newton (1642-1727, aveva da poco compiuti i 33 anni) ebbe a scrivere (da "Lettere" ) a Robert Hooke: "Se ho visto più lontano, ho potuto farlo stando in piedi sulle spalle di giganti".
    Il matematico, fisico, astronomo e naturalista inglese Robert Hooke (1635-1702) - lasciate che aggiunga questa ulteriore nota -, tra le svariate invenzioni e studi, di cui si giovò Newton stesso e con cui entrò in conflitto a proposito della priorità della scoperta sulla gravitazione universale, introdusse per primo il nome "cellula" in quanto piccola cavità, piccola cella, appunto (sebbene il tuorlo dell'uovo degli uccelli, ad esempio, non sarebbe poi tanto piccolo!) Il particolare interessante del nome dato alle cavità che stava studiando sta infatti a confermare come questo scienziato si sia mostrato attento alle proprie ricerche. Ma il suo nome non mi risulta così altisonante come il suo collega/rivale Newton benché Hooke sia stato assistente del fisico (di origine irlandese) Robert Boyle a Cambridge (ma su cui non mi soffermo), nonché Membro della Royal Society.

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