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Scritto da: ANTONIO PISTARA

L'aggettivo possessivo


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Quante volte ricorre nel nostro linguaggio comune l'aggettivo "mio": la mia casa, la mia macchina, il mio libro, la mia ragazza ect...
Senza voler fare il buonista o il filosofo è un dato di fatto l'uso improprio e sconsiderato di tale strumento grammaticale usato il più delle volte per ciò che ci appartiene o che vorremmo ci appartenesse.
La vita è davvero un battito di ciglia; mi ritrovo all'età di trentadue anni con tanti "aggettivi possessivi effimeri" accumulati e nessuno che conservi "valore aldilà del tempo e delle cose".
Troppe volte crediamo, ci illudiamo di possedere cose animate od inanimate non avvertendo inconsciamente che nulla ci appartiene se non nel brevissimo periodo che la vita ci regala sulla terra.
Io parlo da non cattolico, agnostico; sono assolutamente convinto, però, che esistano dei "valori morali, collettivi e civili" che vanno oltre il tempo e le cose e che ci permettono, se riusciamo a farne parte, di possedere davvero l'unica cosa che può essere posseduta nella vita terrena: l'amore.
Se riusciamo a padroneggiarlo e a farlo nostro in tutte le nostre azioni quotidiane riusciremo sicuramente a portare nello "scrigno universale dell'eternità" una parte di noi e di ciò che facciamo o che ... [segue »]

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