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Scritto da: Roberto Di Nardo

Ricciolo d'ottone


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Aveva labbra bianche, e un ricciolo di ottone, un ricciolo d'ottone.

La videro per la prima volta, davanti al portone del vecchio pazzo, scese il gradino di marmo, come se contasse i passi, uno, per farlo, come se lo contasse e lo mettesse assieme a quelli già fatti finora, da quando aveva iniziato a contarli e metterli da parte.

Alzò lo sguardo verso gli altri, e spinse quei suoi occhi furbi per la prima volta, fin da subito a entrare oltre le difese, fin da subito a farti sentir nudo davanti a lei, chi con vergogna, chi senza, o persa a poco a poco, per non sapersi difendere, e forse,
con calma, aver deciso, o compreso, di non volerci nemmeno più provare.

Permisero al cuore di sognarla, si convinsero di amarla, gli occhi la seguivano nelle faccende più semplici, come in quelle più importanti, nel momento di un saluto, o di un breve parlarsi in faccia, con parole trattenute di speranza, e pensieri intorno di ben altra pasta, pieni di un motivo a rendersi la vita un desiderio, eppure stare lì, in un contorno.

Aveva labbra bianche, di un colore che al rosso naturale, permetteva di accogliere sorrisi e parole,... [segue »]

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