Scritto da: Mariella Buscemi
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...te come condanna e vendetta crudele, come castigo ed esorcismo. Il tuono nutre il mio grido di guerra. Il mio grido di guerra trionfa sul tuono. Gramigna aggrovigliata alle caviglie, prigioniera di un esistere passato e perduto. Distillato di emozioni di ieri, - oggi sono di marmo - ristagno sentimentale, acido che brucia la pelle, diluisce, stempera, disperde. Stringo le vene, le strozzo. Unghia strisciano quel muro liscio in fondo a questo pozzo, la sete che ho non è di quest'acqua nella quale m'immergo.... Raggiungerti... Sei cenere nei bracieri dei miei occhi. La nostra celebrazione: ti rinnovo il mio "si" davanti a questo solenne altare di fango e pietre, ma senza sacerdote. Ci scambiamo le catene e questo bacio di sangue con i proiettili che uccidono le promesse. Beviamo dallo stesso calice traboccante di sdegno. È la nostra prima notte di nozze. Tolgo i coltelli dalla schiena. Sola nel mio boudoir con il tuo scalpo tra le mani, un fregio sul petto nasconde il taglio sul mio costato, il seno di amazzone sfregiato. Ferita con ferocia me ne sto qui a contemplare la mia falce. Mi calmo con il mio perdono al suono di un antico carillon. Un latrato preannuncia la nostra carne che muore. La non memoria e l'addio. Disincanto.

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