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Scritto da: Andrea Manfrè

La mucca Bianchina e la forza del progresso


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La Bianchina era una mucca alla quale molti si erano affezionati: quelli di casa Poldre, parenti e conoscenti. Era capitata per caso in casa Poldre, appena nata, quando uno di quel di Timpatà disse che non voleva avere altre mucche in casa, dovendo modernizzarsi. Fu così che accanto alla casa dei Poldre fu costruita una stalla comunicante, né tanto piccola né tanto grande, dove la Bianchina cominciò a crescere. Quando fu in grado di saltellare, le facevano passare le giornate nei prati vicini: ed era una festa per la Bianchina e per chi l'accompagnava. Qui la bestia brucava l'erba, respirava l'aria pura, guardava il sole, a volte si fermava ammirata davanti ad un fiore. Il compito di accompagnarla e seguirne il suono della campanella l'avevano spesso le due ragazze Poldre, Antonia e Sara.
Esse avevano imparato a guidarla, a comunicare con lei, a farsi ascoltare, a premiarla o castigarla secondo i casi; ma i castighi erano solitamente delle punizioni simboliche, come farle allungare il percorso o darle da tenere in bocca un mazzo di fiori: sicché una volta il vecchio Poldre volle fare una fotografia alla Bianchina quando la vide arrivare coi fiori in bocca.
Passata l'infanzia, le toccò lavorare,... [segue »]

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