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Il suono ovattato delle pantofole che scendevano, senza premura, la scala di legno che portava in cantina era consueto, quasi rassicurante. Era sempre preceduto dal click dell'interruttore della luce che illuminava parzialmente lo scantinato e filtrava dal buco della serratura, dalle assi di legno sconnesse e da qualche pertugio scavato da laboriosi tarli. Tutto sommato, un fioco chiarore sufficiente a riconoscere ciò che c'era intorno.
Inconsueto invece era che la sora Lella, alla quale appartenevano le pantofole, facesse lo sforzo, sconsigliato per la sua lombaggine, di sollevare il coperchio del decrepito baule.
L'apertura del cimelio avveniva quasi con la stessa cadenza della Porta Santa, per cui tutti si chiesero a cosa fosse dovuto il raro evento.
Il baule custodiva stoffa di varia tipologia: avanzi di vecchi abiti cuciti a mano, tendaggi dismessi e biancheria appartenuta a vecchi corredi; sistemata lì perché, come soleva dire la sora Lella: "l'è un peccato buttarla via!".
Così, nel lungo tempo di giacenza, le varie fogge tessili avevano fraternizzato e l'aria che si respirava all'interno del malandato cassone, oltre che di naftalina e muffa, sapeva di provincia.
Nonostante stipati strettamente, uno sopra all'altro, i tessuti avevano finito per familiarizzare, mantenendo le dovute distanze s'intende, dettate ... [segue »]

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