Ghiaccio bollente

Seduti in uno di quei rotondi tavolinetti che invadono la piazza: io di fronte a te. Immersi nel caotico rumore immaginavo le nostre voci ascoltarsi, i nostri occhi parlarsi, le nostre dita odorarsi. Il tuo sguardo penetrarmi di sorrisi. Il mio accoglierti donandosi.
Tutto appare crudele quando si scopre di essercisi illusi.
È stato come se il bancone del bar fosse stato una marmorea livella e la zuccheriera interposta fra le nostre tazzine di caffè lo spietato ago di una bilancia che infilzandosi in un equilibrio dinamico, pondera la differenza fra due pesi diversi posti l'uno di fianco all'altro. La sentenza riflessa nello specchio sulle cui mensole le bottiglie di liquori si erigevano a giudici di corte suprema è tuonata in un silenzio che ha echeggiato nel tuo cuore. Perturbato. Ho visto nell'abisso blu dei tuoi occhi insistenti interrogativi perentoriamente pormisi. Non riuscivo più a guardarti. La mia mente era persa. La mia voce tremava mentre la lingua mi scottava.
Composto giovedì 1 ottobre 2009

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    Commenti

    1
    postato da , il
    Non c'è crudeltà quando non voluta.
    La sentenza potrebbe essere stata di profonda gioia in cambio di una briciola di necrosi contornata da una marea di sorrisi indimenticabili.

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