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Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
Abbiamo meditato, pianto e cantato sul Tuo calvario,
Signore e fratello di tutti noi mortali, fedeli e infedeli.
Ti abbiamo trascinato davanti ad autorità come Pilato,
inviato come merce di pace davanti al tuo re Erode,
incoronato, con beffe e burla, con pungenti spine,
flagellandoti come malfattore a una fredda colonna.

Tutto hai sopportato per noi come umile figlio di Dio:
ti abbiamo beffeggiato vestendoti con manto di porpora,
ti abbiamo caricato la nostra pesante croce di ogni giorno,
abbiamo messo a sorte la tua intima tunica, simbolo d'unità.
Anche i tuoi discepoli si sono allontanati per vigliaccheria.
Abbiamo avuto paura della morte e ci siamo allontanati.

Sentiamo il tuo grido: Dio mio perché mi hai abbandonato!
Nella solitudine della morte il tuo grido ha scosso la terra,
il cielo ha pianto e tremato, ha spaccato il velo del tempio,
ha squarciato la terra e i morti sono usciti dalle loro tombe.
Cosa ci resta ancora per credere che sei venuto a salvarci
per dare dignità all'umanità beffeggiata dal nemico Satana?

Viaggiamo insieme, Signore di pietà, su questa nostra terra:
aiutaci a dimenticare il passato della nostra galoppata solitaria
che ci portava fuori dalla pista divina e umana che ci hai tracciato.
Dacci ogni tanto un pizzicotto che ci faccia aprire i nostri occhi.
Aprici agli orizzonti vasti e infiniti della tua divina misericordia.
Aiutaci a formare, come tuoi figli, un girotondo di vera fraternità.
Composta giovedì 21 marzo 2019

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